Alla ricerca di una ”lobby”: nordovest della sardegna

Pubblicato il da sandro

       Di Franco Borghetto 

 Il momento di estrema difficoltà che interessa il nordovest Sardegna   ormai da troppo tempo, acuito dalla grave crisi che nel nostro territorio ha fatto sentire pesantemente i suoi effetti , impone a chi ha responsabilità pubbliche e istituzionali una reazione straordinaria.

Dalla cronica carenza di infrastrutture, all'incertezza continua sul comparto chimico-energetico, di cui la vertenza Vinyls è solo la punta dell'iceberg, la Sardegna nord-occidentale è colpita pesantemente da una recessione che rischia di travolgere il sistema economico/produttivo come lo abbiamo conosciuto dal dopoguerra, senza alternative credibili con il quale sostituirlo.
Per evitare che la cappa della crisi continui a incombere sopra di noi, è opportuno muoversi quanto prima e cercare di fare fronte comune, al di là degli schieramenti, ognuno per le responsabilità che gli competono. Per questo motivo non   è più rinviabile l’impegno   di tutte le forze politiche, delle istituzioni, delle forze sociali e imprenditoriali, per porre le condizioni di un progetto condiviso.
In quest'ottica, bene ha fatto nei giorni scorsi il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau a stilare una serie di quindici punti per un nuovo “Patto per il territorio”, intorno al quale si è riunita l'intera comunità dell'area vasta del capoluogo, rappresentata dai primi cittadini di Alghero, Porto Torres, Castelsardo, Sorso, Sennori e Stintino. Quindici punti tra i quali emergono i temi che, devono finalmente essere sviluppati per progettare un futuro più sereno. La stragrande maggioranza dei temi che aspettano un'evoluzione positiva riguardano il polo chimico-energetico di Porto Torres. Primo tra tutti, il destino dell’industria chimica, settore produttivo largamente presente in tutti i Paesi occidentali ma che in Italia, pur essendo per gran parte indirettamente sotto il controllo pubblico, sembra lasciato in balìa degli interessi di parte e destinato all’esaurimento.
Si chiede pertanto alla Regione di   impegnarsi in modo deciso,più pressante di quanto fatto finora, per ottenere dal governo nazionale la rassicurazione che il comparto industriale - fondamentale per il nostro territorio - non venga smantellato o, peggio, lasciato morire nel tempo. Ci si deve impegnare con altrettanto vigore affinché l'importante partita delle bonifiche non sia l'ennesima occasione perduta: ci sono in ballo cinquecento milioni di euro, già annunciati da Eni, per ripulire una delle aree più inquinate d'Europa, primo passo per restituire alla comunità una porzione di territorio su cui impostare un nuovo sviluppo industriale e, al contempo, offrire all'asfittico mercato del lavoro una boccata d'ossigeno. Ancora nel territorio di competenza delle aree industriali del nordovest è la costruzione da parte di E.On del quinto gruppo a carbone della centrale termoelettrica di Fiumesanto, che pare incontrare ancora troppe resistenze e sul quale incombono nuove incertezze. In una zona già inquinata come quella di Porto Torres, marciano ancora in deroga due obsoleti gruppi a olio combustibile e non si può perdere altro tempo per l'avvio dei lavori. E’ necessario che E.On, ora che ha ottenuto tutti i via libera ministeriali, proceda quanto prima, e comunque entro i tempi indicati nelle stesse autorizzazioni. La Regione e gli Enti Locali devono inoltre consentire e pretendere da E.On la realizzazione del parco fotovoltaico, come da patti sottoscritti con Giunta Regione e il Consorzio Industriale di Sassari. Sarà pure una occasione di business per l’impresa tedesca ma è anche un occasione di lavoro e di sviluppo del territorio.
In tema di porti e infrastrutture, non sono più rinviabili le opere necessarie per ammodernamento e il rafforzamento dell'accesso via mare di Porto Torres   a quello di Alghero, dove l'aeroporto dovrà delineare quanto prima progetti validi i per una nuova fase di sviluppo, che combini sapientemente l’offerta    low cost con le   linee tradizionali. Sempre in tema di infrastrutture appare quanto mai urgente superare la tragica situazione della quattro corsie Sassari-Olbia, il cui finanziamento totale resta una chimera. L'effettivo impiego dei fondi Fas nazionali per ricostruire la “strada della morte”, circa 162 milioni, non è ancora definito, mentre i finanziamenti regionali più volte promessi sono ancora un miraggio: due milioni di euro circa che, stanziati nel luglio 2009, attendono ancora l'approvazione del governo nazionale. Altri grandi temi non hanno ancora trovato risposta, e zavorrano lo sviluppo di questa parte dell'isola: da una reale riforma sanitaria che consenta al nordovest di affrancarsi dalla schiavitù dei commissariamenti perenni, per consentire una più efficace risposta alle utenze, fino a una piena autonomia della giustizia, in un capoluogo importante come Sassari dove non esiste ancora una sede autonoma della Corte d'appello e resta tristemente operativo un carcere di oltre un secolo fa. Vanno infine valorizzate le risorse naturali esistenti, con una efficace gestione del parco dell'Asinara, ancora una volta commissariato, e del centro sperimentale di Mamuntanas e Surigheddu.
Le richieste, legittime e fondamentali, dei sindaci del territorio, che il 18 novembre prossimo a Sassari saranno allargate a tutta la provincia in un incontro pubblico, devono essere approvate e sottoscritte anche dalla Regione Sardegna, che deve esigere per quest'area il rispetto dei patti troppe volte disattesi dallo Stato. La funzione del governo regionale deve in questo momento più che mai essere di contestazione e proposta continua verso Roma, per evitare che la Sardegna tutta e il Sassarese in particolare - che dalla difficile congiuntura in corso subisce i danni peggiori – si trovino ancora ad essere quel territorio abbandonato che per troppi anni ha dovuto ascoltare le promesse dello Stato centrale.
Va dunque seguita ogni strada possibile per ottenere finalmente le risposte che la provincia di Sassari merita, superando   dispute faziose il cui unico risultato è un'ulteriore perdita di tempo, proprio ciò che un territorio in declino non può premettersi.
Ecco perché nei giorni scorsi è stata lanciata l’idea di costituire una “lobby del nordovest”, composta dai rappresentanti politici ed economici   del territorio, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Un gruppo di ascolto, di rappresentanza e sostegno delle istanze locali, in Consiglio e Giunta Regionale e in ogni istanza decisionale. La proposta in tempi normali avrebbe fatto storcere il naso con accuse di campanilismo e rischi di inciuci, ma la dimensione e le caratteristiche della crisi attuale chiamano gli attori politici e sociali alla condivisione   dei modi e delle azioni da intraprendere per fermare il declino, altrimenti irreversibile, di un intero territorio.

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