Vertenza Rockwool, le trattative si spostano a Roma

Pubblicato il da sandro

Convocazione al Ministero

A due settimane dal naufragio delle trattative per la compravendita della fabbrica di lana roccia di Iglesias, qualcosa si muove sul fronte della vertenza Rockwool, una delle più complesse fra le numerose apertesi negli ultimi mesi in Sardegna. Ieri c'è stato un partecipato vertice in Regione, al termine del quale è arrivata la convocazione di sindacati, lavoratori e istituzioni da parte del Ministero dello Sviluppo economico. Il 28 aprile saranno tutti a Roma, come ha annunciato ieri pomeriggio l'assessore regionale all'Industria Sandro Angioni, insieme «ai rappresentanti del gruppo interessato a rilevare la fabbrica iglesiente». Una presenza, quest'ultima, che potrebbe essere indice della volontà del Governo di voler rimettere in marcia lo stabilimento, magari - ma è solo un'ipotesi - garantendo la salvaguardia della produzione di lana di roccia sul territorio nazionale. Sarebbe certo una notizia gradita ai cassintegrati, che al momento - però - non si lasciano prendere dall'ottimismo, e si limitano a commentare gli esiti del vertici di ieri mattina in Regione. «Quello che più ci interessa - dicono - è che la vertenza per la tutela dei nostri posti di lavoro si sia riaperta, e che ci siano coinvolte le istituzioni ai massimi livelli. Se poi i possibili percorsi da seguire sono più di uno, tanto meglio». Ieri si è riparlato, davanti alla Commissione Industria del Consiglio regionale, dell'ipotesi - caldeggiata da più parti - di un possibile impegno della Regione per riassumere i cassintegrati Rockwool nella controllata Igea. Soluzione percorribile ma solo in parte: per il momento, dunque, non completamente realistica, come ha ricordato il consigliere regionale iglesiente Giorgio Oppi nel suo intervento. Nondimeno, la Regione «deve garantire il massimo impegno alla soluzione di una vertenza sorta - su questo hanno concordato il presidente della Provincia di Carbonia - Iglesias Pierfranco Gaviano e il primo cittadino di Iglesias Pierluigi Carta - a causa dell'atteggiamento scellerato dell'ennesima multinazionale che abbandona il territorio, dopo avervi fatto considerevoli profitti, bruciando il terreno dietro di se». Per giunta, hanno ricordato Carta e Gaviano, agiungendo al danno della chiusura della fabbrica, la beffa dell'asportazione dei macchinari, che furono «acquistati con i soldi pubblici della legge 221 sulla riconversione dei distretti minerari».


PAOLO MOCCI

 

 

 

 

 

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