Sulcis: la Regione cerca una via d'uscita

Pubblicato il da sandro

Insieme agli assessori La Spisa e Farris,

il presidente Cappellacci ha incontrato ieri a Cagliari lavoratori,

sindacati e imprenditori


Vedi le foto I ndustria al collasso, ma anche trasporti, porti, acqua, incentivi fiscali: l'emergenza-Sulcis si presenta, con tutto il suo carico di problemi, davanti al comitato regionale anticrisi.

Ieri a Cagliari il presidente Cappellacci , l'assessore alla Programmazione La Spisa e l'assessore all'Industria Farris , hanno incontrato i sindaci del Sulcis e le organizzazioni sindacali.

Fuori dal palazzo di viale Trento più di 300 lavoratori delle industrie in crisi, in prima fila quelli delle fabbriche già chiuse, cioè Eurallumina, Rockwool ed Otefal.

Non sono mancati i momenti di tensione:

gli operai volevano assistere all'incontro, solo in un secondo momento una loro delegazione è stata ammessa.

Durante il vertice dedicato ai problemi del Sulcis si è deciso di convocare singoli incontri tematici per ogni vertenza: il 28 ottobre si discuterà di Otefal e Rockwool, mentre il tavolo su Eurallumina sarà convocato nei giorni successivi.

Il presidente Cappellacci, davanti a sindaci e sindacati, ha sottolineato che la Regione ha ben presente la grave situazione che si sta vivendo nel territorio e ha ribadito l'importanza di salvaguardare i posti di lavoro esistenti.

«Si è trattato di un incontro interlocutorio - dice Tore Cherchi, presidente della Conferenza dei sindaci - sono stati messi in calendario degli incontri, ma resta sempre la grave incognita della questione energetica. Per un anno c'è stata l'illusione Vpp, ma ora sappiamo che non è funzionale alle esigenze del territorio, e ancora non ci hanno spiegato come intendono risolvere il problema».

Nell'incontro non si è parlato solo di industria e Cappellacci ha annunciato che nelle prossime settimane riprenderà il percorso dell'intesa istituzionale avviata dalla precedente Giunta regionale.

«Il metodo impostato, procedendo unitariamente, è valido - dice Fabio Enne, segretario della Cisl - è una strategia efficace per andare avanti nel confronto e nelle singole emergenze». La Cgil è cauta:«C'è stata un'assunzione di consapevolezza dei problemi da parte del Presidente della Regione - dice Roberto Puddu, responsabile Industria - ma avviene con sette mesi di ritardo e dunque ci sarà da fare gli straordinari».


Portovesme srl.

Ieri mattina nella fabbrica di piombo e zinco sono arrivati i tecnici del ministero dello Sviluppo Economico, per le prime verifiche sul campo in merito all'accordo di programma richiesto dall'azienda per il raddoppio dell'impianto elettrolitico.

I tecnici hanno visitato tutto lo stabilimento e, in particolare, le aree in cui dovranno sorgere i nuovi impianti.

Un progetto da 150 milioni di euro, in cui lo Stato dovrebbe contribuire con circa 30 milioni di euro.


Alcoa.

Nuovo blocco ai cancelli davanti alla fabbrica di alluminio: la Fiom Cgil ha dichiarato lo stato di agitazione dei lavoratori, bloccando per qualche ora l'ingresso in fabbrica.

Tra le rivendicazioni il riconoscimento delle indennità, il premio di risultato 2009 e il piano industriale.

Critici sull'iniziativa i delegati Rsu delle altre sigle sindacali, che parlano di « iniziativa inutile, visto che il giorno prima abbiamo fatto la stessa cosa e ottenuto gli incontri con l'azienda».


Eurallumina.

Fa discutere il progetto di ampliamento del bacino dei fanghi rossi verso il mare. Contro questa ipotesi si schiera Giorgio Martis, del Comitato per il Lavoro:

« Non capisco perché i sindacati non riescono a proporre cose alternative rispetto a quelle dettate dalle multinazionali - dice - l'unica soluzione può essere legata al riutilizzo degli scarti». Sull'argomento interviene anche Angelo Cremone, consigliere di Portoscuso:

«L'ampliamento verso il mare è già stato bocciato da uno studio commissionato dal Comune di Portoscuso qualche anno fa- dice- piuttosto il bacino già esistente può durare altri 4 ani, e poi i 15 milioni di metri cubi potrebbero essere utilizzati per riempire i buchi e le voragine del nostro territorio, che potrebbero accogliere 20 milioni di metri cubi di materiale».

 

ANTONELLA PANI

 

 

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