Si fa caldo l'autunno delle industrie
Vertici annunciati e rinviati, date non fissate, il Cipe che non si riunisce: e nelle fabbriche sale la tensione.
Settembre doveva essere un mese risolutivo, ma Eurallumina e Portovesme srl continuano a essere due fabbriche in attesa di risposte, con quasi 2000 lavoratori (tra dipendenti e appalti) che non sanno esattamente come sarà, per loro, il prossimo anno.
EURALLUMINA
L'emergenza numero uno è l'Eurallumina: 400 operai più gli appalti in cassa integrazione da marzo 2009, impianti fermi in attesa di giorni migliori, tensione pronta a riesplodere. Sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico, ai primi di agosto, è spuntato un progetto di rilancio firmato da tutti i soggetti, tranne la Rusal, multinazionale russa proprietaria della raffineria di allumina, che ha chiesto tempo per valutare l'ipotesi.
La nuova riunione decisiva si sarebbe dovuta svolgere il 21 settembre ma è stata rinviata a data da destinarsi e ancora non c'è una convocazione ufficiale.
INCONTRO Questa mattina si incontreranno la Rsu di fabbrica, le segreterie dei Chimici e le segreterie confederali di Cgil, Cisl e Uil, per fare il punto della situazione e decidere come muoversi da oggi in avanti. Non è esclusa la mobilitazione: il tempo passa e, anche se il clima che si respirava a Roma sembrava abbastanza positivo, il silenzio non aiuta l'ottimismo.
«La riunione già convocata è stata rinviata, non ne sono state convocate di nuove e non sappiamo ufficialmente cosa stia succedendo», dice Mario Crò, segretario della Uil. «E purtroppo il tempo stringe, sia dal punto di vista della cassa integrazione in scadenza, sia per quanto riguarda il riavvio degli impianti».
La proposta fatta dal Ministero ad azienda, sindacati e Regione individua la soluzione in una caldaia che in 36 mesi dovrebbe essere in grado di produrre vapore. Nel frattempo, nel giro di 18 mesi, la fabbrica potrebbe essere riavviata utilizzando le caldaie a olio combustibile, più caro rispetto al vapore. Ed è proprio questo il punto sensibile di tutta l'operazione perché, a quanto si dice, la Rusal vorrebbe delle garanzie sui costi dell'olio combustibile da utilizzare per la marcia degli impianti, durante la costruzione della caldaia.
PORTOVESME SRL Poi c'è il caso Portovesme srl. Per consentire agli investimenti di decollare mancano all'appello diverse tessere del mosaico. Dal ministero dell'Ambiente non sono ancora arrivate le prescrizioni sull'eolico, in base alle quali poi la Regione dovrebbe deliberare l'autorizzazione unica. E manca anche il via libera del Cipe all'accordo di programma per il potenziamento dell'impianto elettrolitico: il Comitato interministeriale non si è ancora riunito e non c'è, al momento, una riunione in calendario. «Non c'è proprio nessuna novità - dice Tore Cappai, delegato della Filctem Cgil - e questo non ci fa stare tranquilli, anche perché c'è una certa delusione tra i lavoratori, che aspettano la partenza degli investimenti per ridiscutere la cassa integrazione».
NESSUNA NOVITÀ
Aria d'attesa, ma ancora niente di nuovo. «È ancora tutto fermo a due settimane fa: sappiamo che ci sono stati degli incontri tecnici sull'eolico - dice Enzo Lai, delegato della Femca Cisl - ma per il resto non ci sono stati sviluppi». Provincia. L'emergenza-industria, in particolare della filiera dell'alluminio, è al centro di un ordine del giorno firmato da sei consiglieri provinciali (Angelo Cremone, Rossano Loddo, Gianluigi Rubiu, Marco Cau, Ignazio Locci, Emanuele Cani) per discutere dell'argomento oggi nel Consiglio provinciale convocato per le 17.
ANTONELLA PANI