Rockwool: spunta l'opzione-India

Pubblicato il da sandro

L'azienda non conferma né smentisce la possibilità di trasferire i macchinari in Oriente
Voci di smantellamento, lavoratori e Comune in allarme

Tra le opzioni alle quali pensa la Rockwool ci sarebbe il trasferimento della fabbrica in India tra disappunto di dipendenti e Comune.


I l futuro dei 100 lavoratori della Rockwool, nonostante le due offerte di acquisto ricevute dal colosso danese per lo stabilimento di Iglesias, è più che mai incerto. Non tutti, infatti, sono persuasi che l'azienda venderà, e gira addirittura voce che i macchinari dello stabilimento di Sa Stoia potrebbero presto prendere il volo per l'India, dove la società che produce coibentanti per l'edilizia sta ultimando una nuova fabbrica.
Sarebbe un'autentica beffa, dopo che nei giorni scorsi due aziende italiane hanno manifestato il proprio interesse ad acquistare capannone e macchinari, per rimetterli in marcia e riassumere immediatamente tutti i dipendenti in via di licenziamento.




I TIMORI
La multinazionale non conferma né smentisce alcuna ipotesi, ma la decisione definitiva dovrebbe essere comunicata il prossimo 27 ottobre alla Regione, nel corso di un vertice tra l'azienda e gli assessori La Spisa e Farris.
Si riaccendono intanto vecchie polemiche e perplessità sulla gestione che a suo tempo venne fatta dell'affare Rockwool.
È, in particolare, il sindaco di Iglesias Pierluigi Carta a parlare di
«gravi responsabilità della vecchia politica»,
riferendosi alle modalità con cui la Regione ha ceduto lo stabilimento della ex Lana di Roccia spa al colosso danese.
«È inaudito - ha dichiarato Carta - che una fabbrica messa in piedi con soldi pubblici, allo scopo preciso di dare un futuro agli ex lavoratori del comparto minerario in dismissione, sia stata ceduta a privati senza richiedere specifiche e forti garanzie a tutela della forza lavoro che vi sarebbe stata impiegata».


LE OPZIONI

 Allo stato, in effetti, la Rockwool è pienamente titolare sia dello stabilimento che degli impianti, e potrebbe liberamente decidere sia di cedere la fabbrica o parti di essa, sia di lasciare il campo senza vendere,
«bruciandosi i ponti dietro come gli eserciti in guerra»,
e lasciando i lavoratori al proprio destino.


VIE LEGALI
Pierluigi Carta ha dunque annunciato che darà mandato a un avvocato,
 «auspicabile insieme alla Regione», sia per «verificare la legittimità degli atti che a suo tempo portarono alla vendita della fabbrica di Sa Stoia alla Rockwool»,
sia per
«ribadire che l'azienda, nell'ipotesi di una completa dismissione, sia obbligata dalla legge a sostenere i costi delle bonifiche».
 Costi verosimilmente alti, che - almeno nelle intenzioni del sindaco - «potrebbero indurre la multinazionale a scegliere la strada della cessione».


    PAOLO MOCCI
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