Provincia e Consorzio favorevoli ad ampliare il bacino sul fronte mare
Enel e Consorzio Industriale Provinciale hanno cominciato, ieri mattina, a rimuovere gli ostacoli più consistenti che hanno, alla fine, determinato fermata dell’Eurallumina. Le due asticelle
insuperabili erano rappresentante dalla mancanza di un bacino per il deposito dei fanghi rossi e gli alti costi energetici (olio combustibile) per la produzione di vapore. In mattinata i lavoratori hanno discusso e poi improvvisato un corteo davanti allo stabilimento. La soluzione sul fronte del nuovo bacino delle scorie provenienti dalla lavorazione della bauxite, è arrivata dalla Provincia Carbonia-Iglesias che, ieri mattina, ha presentato in Regione la proposta di ampliamento, in attesa di eventuali alternative, con una bozza di progetto che prevede l’estensione a mare dell’attuale sito di Sa Foxi. All’importante incontro hanno partecipato il direttore dello stabilimento Nicola Candeloro e il responsabile tecnico dell’Eurallumina, Luigi Ventura, l’assessore provinciale all’Ambiente Bruno Pissard e il direttore tecnico dell’ente intermedio Palmiro Putzulu, gli assessori comunali di Portoscuso, Giorgio Alimonda e Davide Fois e per il Consorzio industriale provinciale il direttore generale Aldo Gadoni. Ora l’unica possibilità di realizzare un sito in grado di accogliere i rifiuti della lavorazione della bauxite sembra essere quella proposta dal Consorzio: cioè ampliare, verso il mare, l’attuale bacino per consentire alla società del gruppo Rusal di disporre di un impianto di stoccaggio con un autonomia di almeno 20 anni. In assenza di altre proposte, i presenti si sono riservati di verificare eventuali soluzioni alternative provenienti dai comuni limitrofi. Fra 15 giorni nuovo incontro ma a questo punto Rusal dovrà garantire la ripresa produttiva. In un altro tavolo, a Roma, in contemporaneamente si stava svolgendo un altro incontro tra Enel e tecnici del ministero dell’Ambiente per valutare la possibilità che l’azienda elettrica predisponga gli impianti per produrre vapore per l’Eurallumina. L’azienda elettrica ha espresso la propria disponibilità a modificare le caldaie per la produzione di vapore e ha chiesto che sia il governo a garantire che l’azienda sia disponibile a investire nel progetto e a riaprire gli impianti. Se la caldaia per la produzione di vapore surriscaldato venisse alimentata a carbone e non a olio combustibile come quella che l’azienda chimica utilizzava in fabbrica, i costi verrebbero notevolmente abbattuti. Intanto a Portovesme oltre 150 operai, dopo una breve assemblea davanti ai cancelli della fabbrica, hanno marciato nelle strade dell’asse industriale puntando verso i cancelli delle fabbriche di Portovesme. «E’ solo un’azione dimostrativa - ha precisato Bruno Pinna della Rsu di fabbrica - che vuole ricordare all’azienda elettrica e ad Alcoa che una collaborazione darebbe nuovo slancio alla ripresa produttiva». Il corteo ha sfilato composto ed ha interrotto il cammino davanti ad Alcoa dove c’è stato uno scambio di opinioni tra i delegati sindacali delle due industrie. «Le due vertenze sono collegate - ha precisato Giorgio Asuni, segretario regionale della Cgil - perché la presenza di una fabbrica garantisce la sopravvivenza dell’altra. Il sindacato è impegnato in questo momento a far capire al governo nazionale (e l’ha capito), e alla Regione (e l’ha capito), che il settore metallurgico è strategico per il paese. Quindi dobbiamo fare, ciascuno per la propria parte, qualsiasi sforzo perché l’Eurallumina riprenda a produrre. In caso contrario l’Italia sarà sempre più dipendente dall’estero».