Presidio in fabbrica per la Rockwool

Pubblicato il da sandro

I lavoratori hanno appreso appena due giorni fa che le trattative per la compravendita della loro azienda sono naufragate.

Le loro famiglie avranno ancora una volta pazienza. Come l'hanno avuta a Natale e Capodanno, così sarà per Pasqua e pasquetta. I cassintegrati della Rockwool di Iglesias non abbandoneranno il presidio in fabbrica, nemmeno per un'ora. Rispetteranno i turni che si sono dati sei mesi fa, quando, riuniti in assemblea permanente nella sala mensa dello stabilimento abbandonato dalla società danese, hanno deciso che il presidio non sarebbe stato sciolto fino alla fine della loro complessa vertenza. Un giorno che ad oggi, purtroppo, appare sempre più lontano.
Saranno una decina gli operai che consumeranno il pranzo di Pasqua sugli anonimi e angusti tavolini dove fino a un anno fa si accomodavano (si fa per dire) durante la pausa pranzo. Soli in mezzo al deserto che sta divorando la zona industriale di Iglesias, circondati dal silenzio irreale proveniente dai grandi capannoni chiusi. Niente tavole imbandite e riunioni di famiglia per loro, forse un dolce portato da mogli e figli che andranno a tenergli compagnia per qualche momento, o un pane benedetto: in fondo è nella speranza, più che nella festa in sé, l'autentico spirito del giorno di Pasqua.
Per i dieci cassintegrati che lo trascorreranno alla Rockwool, ma anche per gli altri 60 che staranno a casa, come per gli oltre 2000 operai senza lavoro del Sulcis Iglesiente, al momento è impensabile anche il solo concetto di festa. Più familiare, e senz'altro più consono alla vicenda che stanno vivendo, quello di speranza. I lavoratori della Rockwool, in particolare, hanno appreso appena due giorni fa che le trattative per la compravendita della fabbrica, unico filo a cui è stato per mesi appeso il loro futuro, sono naufragate. La vertenza dovrà ricominciare daccapo, dopo quasi un anno di confronti, vertici, trattative serrate e mai serene. Tutto da rifare, per giunta sotto la spada di Damocle costituita dall'imminente scadenza della cassa integrazione, prevista per giugno. «Ora più che mai abbiamo bisogno del supporto delle istituzioni - ha detto Ignazio Pala, delegato dell'Rsu - in particolare di quello della Regione per ottenere garanzie sul nostro futuro lavorativo».
Gli operai lo hanno detto direttamente al governatore Cappellacci, presente a Iglesias in occasione della processione del Venerdì Santo, nel salutarlo all'inizio del corteo religioso. Per il momento, la Regione ha assicurato che si farà promotrice di un nuovo vertice con l'azienda al Ministero per lo Sviluppo economico.
Memori dei recenti passati incontri, spesso risoltisi con rinvii o decisioni provvisorie, sindacati e lavoratori esigono chiarezza, almeno su due punti: «se la Rockwool non è più disposta a produrre - ha dichiarato il segretario territoriale dei chimici della Cisl Nino D'Orso - decida un prezzo per lo stabilimento e lasci il campo. La palla passi al Governo, che dovrà dire chiaramente se intende mantenere la produzione di lana di roccia in Italia, e alla Regione, che dovrà decidere come incentivare nuovi investitori all'acquisto della fabbrica».


PAOLO MOCCI

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post