Portovesme è un capitolo chiuso
LA CRISI
Alessandro Profili parla dello stabilimento sardo: è stato affossato da energia ed extracosti
di Sandro Montega
Il direttore di Alcoa Europa esclude un ripensamento della società
«Per Alcoa, Portovesme è un capitolo chiuso». Sette parole per una condanna senza appello. La multinazionale dell'alluminio made in Usa fa le valigie. Lascia il Sulcis e la Sardegna al suo destino incurante della voragine che inghiottirà 1500 posti di lavoro assestando un colpo forse mortale all'economia industriale della Sardegna sudoccidentale. «Capitolo chiuso - ribadisce Alessandro Profili, il manager che guida di affari europei di Alcoa - per le condizioni attuali e il nostro profilo produttivo globale l'industria di Portovesme non è competitiva».
SI CHIUDE
Nessun cedimento, neppure un millimetro indietro rispetto alla posizione che Alcoa ha assunto fin dall'inizio. Alessandro Profili esclude che esistano margini di manovra anche minimi. Esclude che le condizioni che hanno messo fuori gioco lo stabilimento sardo possano modificarsi in maniera tale da indurre la società di Pittsburg a fare un passo indietro. Anche se ammette che i contatti ci sono, a diversi livelli. Però sono finalizzati a ritrovare una via d'uscita la più indolore, favorendo, se possibile, il subentro di un altro operatore al quale Alcoa «è disponibile a fornire tutto il now out».
LA TECNOLOGIA
Eppure la fabbrica di Portovesme passa per essere una delle più efficienti e tecnologicamente competitive. Una qualità che anche Alessandro Profili non ha difficoltà a riconoscere. «Quello che non funziona - spiega, però, il manager Alcoa - è il contesto: la chiusura dell'Eurallumina ci ha obbligato a importare la materia prima, gli altri costi sono diventati rilevanti e poi c'è il nodo dell'energia che è diventato ancora più gravoso dopo il tracollo dei prezzi dell'alluminio sui mercati internazionali». Condizioni che, secondo il direttore di Alcoa-Europa difficilmente cambieranno. Così la decisone i lasciare il Sulcis è divenuta «irrevocabile».
LE AVVISAGLIE
Non è stato, comunque, un fulmine a ciel sereno. «Il primo calo dei prezzi dell'alluminio risale da agosto dell'anno scorso - spiega Alessandro profili - allora abbiamo iniziato le nostre analisi e lo abbiamo anche fatto sapere in via riservata a chi di dovere. Abbiamo atteso qualche mese per vedere gli sviluppi».
Intanto è arrivata la sanzione da 28 milioni di euro della Corte dei Conti da aggiungere ai 300 milioni chiesti dall'Unione Europea. «Un provvedimento che ha ribaltato le precedenti sentenze e che non ci ha fatto piacere», commenta Profili. Che sia stata quella la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso? Non è da escludere. Sta di fatto che chi sapeva già a novembre che il destino della fabbrica era in bilico non ha mosso un dito,. A gennaio Alcoa ha deciso di staccare la spina. Trattative potranno esserci, «nella speranza di trovare un accordo che renda meno traumatica la nostra uscita», puntualizza Profili. Bye bye, senza rimpianto