la risposta all interrogazione parlamentare che questa mattina il Sottosegretario De Vincenti ha fatto alla Camera...

Pubblicato il da sandro cherenti


CLAUDIO DE VINCENTI, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico.

Signor Presidente, svolgerò l'informativa a voce, ma

lascerò poi per la consultazione da parte degli onorevoli deputati una
nota preparata dal Ministero.
Gli avvenimenti recenti sono noti, ne ho anche già riferito in
risposta ad una interrogazione la settimana scorsa.
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Il 9 gennaio la società Alcoa ha comunicato l'intenzione di aprire la
procedura di mobilità e quindi la prossima chiusura dello
stabilimento. Il Governo si è immediatamente attivato anzitutto
facendo rilevare alla società Alcoa che nel 2010 era stato raggiunto
un accordo con il Governo italiano, con le istituzioni locali, regioni
e provincia, con i sindacati e ovviamente con l'azienda in cui
quest'ultima si impegnava a rimanere fino al 31 dicembre 2012, grazie
al fatto che il Governo avrebbe varato un provvedimento che avrebbe
consentito la interrompibilità delle forniture di energia. Questo
intervento permetteva uno sconto significativo sulla bolletta
energetica per ALCOA con un prezzo a megawatt/ora intorno ai 35 euro e
consentiva ad una produzione, che sappiamo essere altamente
energivora, di rimanere sul mercato. Tuttavia, tale provvedimento del
Governo è a termine perché, per fronteggiare il problema della
possibile configurazione come aiuto di Stato, nella trattativa con
l'Unione europea si è detto che si trattava di un provvedimento
transitorio, che termina al 31 dicembre 2012. Abbiamo anche - su
questo ritornerò in seguito - qualche fondato motivo per sperare di
poterlo prolungare ancora, ma comunque non possiamo ritenerla una
situazione a regime, ma su questo aspetto tornerò in seguito.
Questo provvedimento è stato parte dell'accordo che ha consentito di
tenere aperto lo stabilimento Alcoa, che invece aveva chiesto la cassa
integrazione straordinaria nel 2009, e l'accordo era di tenere aperto
lo stabilimento almeno fino al 31 dicembre 2012. Quindi la decisione
di Alcoa viene a contraddire un accordo sottoscritto dalla società.
Questa è la prima osservazione che il Governo ha fatto rilevare.
Inoltre, il Governo ha convocato un tavolo che si è riunito venerdì
scorso al Ministero dello sviluppo economico. A questo tavolo
l'azienda ha presentato i motivi della sua decisione: sostanzialmente
dobbiamo tenere conto che ormai nella configurazione attuale lo
stabilimento non è in grado di garantire non solo una redditività
positiva, ma neanche il break even point, il punto di pareggio, e
brucia cassa mese dopo mese. Conseguentemente è arrivata la decisione
dell'azienda di Pag. 5chiudere immediatamente e quindi di avviare la
procedura di mobilità, con l'impegno dell'azienda a rimanere comunque
in attività lo stabilimento fino al periodo di 75 giorni entro i
quali, aperta la procedura di mobilità, si può cercare di individuare
soluzioni alternative.
Naturalmente sia dal lato sindacale sia dal lato delle istituzioni
locali sono state sottolineate le conseguenze molto pesanti che una
simile decisione non può che avere sia sulla filiera produttiva a
monte, sia sull'indotto nell'intero territorio nazionale, ma più
generale su un indotto inteso in senso molto ampio.
Ovviamente è un pezzo di PIL regionale abbastanza significativo che
viene meno, oltre che, naturalmente, si determinano conseguenze
sull'occupazione e altre conseguenze che è facile immaginare e che
preoccupano enormemente tutti noi.
Al termine di questo incontro il Governo ha fatto una proposta. La
proposta consisteva - e consiste, perché il Governo mantiene questa
proposta - nel fatto che l'azienda ritorni indietro rispetto all'avvio
della procedura di mobilità e che, peraltro, tutte le parti presenti
(sindacati, istituzioni locali e Governo stesso) prendano atto che
l'azienda ormai ritiene che non è più in grado di tenere aperto lo
stabilimento. Questa è la posizione dell'azienda, e quindi la società
Alcoa intende uscire dalla produzione di Portovesme. Si prende atto di
questo, la società Alcoa ritira la procedura di mobilità e si cerca
una soluzione diversa, che separi le sorti dello stabilimento dalle
sorti della società. In altri termini, non escludiamo affatto che lo
stabilimento possa avere un futuro - di questo parlerò fra un minuto -
indipendentemente dal fatto che la società Alcoa vuole o meno
rimanere.
Questo ci sembrava un punto di approdo importante, cioè la società
sapeva che le parti italiane avevano la piena consapevolezza del fatto
che Alcoa intende abbandonare il sito di Portovesme;
contemporaneamente, ritirando la procedura di mobilità, si apriva una
fase diversa, all'interno della quale, insieme all'azienda stessa,
andavamo a studiare le possibilità alternative, in primo luogo la
possibilità che lo stabilimento vada avanti per conto proprio con
un'eventuale cessione e via dicendo, cioè cambiando il titolare dello
stabilimento e comunque, Pag. 6all'interno di questo processo, con un
uso degli ammortizzatori sociali più articolato della sola mobilità,
quindi il ricorso alla cassa integrazione, e così via.
Questa proposta del Governo ha trovato consenso pieno da parte della
regione, della provincia e delle istituzioni locali, ha trovato piena
disponibilità da parte dei sindacati, di tutti i sindacati, e invece
ha ricevuto un rifiuto da parte della direzione della società Alcoa.
La riunione quindi si è conclusa in questi termini. Il Governo si è
già attivato direttamente presso la direzione della società in
America, da cui dipende questa decisione di non accettare la proposta
del Governo.
Il Governo nell'attivarsi verso la proprietà di Alcoa naturalmente ha
ricapitolato i termini del problema e gli impegni assunti da Alcoa e
ha anche ricapitolato alcune situazioni che poi ritrovate nel testo
scritto: c'è anche una procedura di infrazione, come sappiamo, che
ancora non è arrivata alla conclusione, che implica comunque un debito
di Alcoa di circa 300 milioni di euro per sconti tariffari precedenti
al provvedimento del 2010, per aiuti di Stato sostanzialmente.
Quindi, il Governo si è attivato per portare Alcoa ad accettare la
proposta. Stiamo aspettando la risposta da parte della Co. di
Pittsburgh, la sede centrale della società. Per conto nostro, ci
stiamo attivando intanto nell'istruire le possibilità alternative,
possibilità che riguardano la sopravvivenza dello stabilimento e
quindi l'eventuale cessione da parte di Alcoa a potenziali acquirenti.
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Per ora, siamo di fronte ad alcune manifestazioni di interesse, ma non
ancora formalizzate. È anche molto presto per formalizzarle, perché è
ancora in discussione quale tipo di procedura adottare: Alcoa ha
avviato la procedura di mobilità e noi vogliamo che, rispetto a
questo, vi sia un passo indietro di Alcoa. Tuttavia, vi sono state
delle prime manifestazioni e bisogna capire esattamente quanto possano
essere consistenti sul piano industriale. In questo momento, non sono
in grado di dirlo, perché il processo deve ancora svolgersi in modo
adeguato per avere un'idea chiara ed anche formalizzata - tuttora, in
questo momento, lo ripeto, si tratta solo di manifestazioni giunte in
modo informale - per chiarire quale sia la prospettiva effettiva che
abbiamo da questo punto di vista.
Noi dobbiamo essere, però, consapevoli che, con riferimento alla
prospettiva di un futuro per lo stabilimento di Portovesme, il Governo
è molto impegnato. Apro una parentesi, avrei dovuto dirlo prima: il
Governo, nella proposta che ha avanzato durante il tavolo di venerdì,
ha segnalato il suo impegno ad uno sviluppo del Sulcis, che,
naturalmente, dovrà andare al di là del settore siderurgico. Per
esempio, vi è un piano molto importante di sviluppo del Sulcis di
regione e provincia, in cui vengono disegnate possibilità di sviluppo
di più filiere produttive - nei servizi, nel turismo,
nell'agroalimentare e, quindi, anche nell'industria -, che non
riguardino, quindi, solo il settore metallurgico. Noi, comunque, siamo
impegnati, con regione e provincia, a mantenere il settore
metallurgico come un elemento chiave nello sviluppo futuro del Sulcis.
Quindi, per noi è molto importante che lo stabilimento non chiuda e
che abbia un futuro, tuttavia, dobbiamo essere consapevoli di alcuni
problemi molto seri, che abbiamo chiarito nel tavolo di venerdì
scorso, sia con le istituzioni locali sia con le forze sindacali.
Il primo problema, com'è ovvio, è quello del prezzo dell'energia.
Quando scadrà il periodo transitorio concordato con l'Unione europea
per il 31 dicembre 2012, il prezzo al megawattora risalirà,
praticamente raddoppiando rispetto ai 35 euro al megawattora di oggi.
Con un prezzo intorno ai 70 Pag. 8euro è molto improbabile un futuro
di competitività per una produzione come quella dell'alluminio e
questo crea seri problemi per lo stabilimento di Portovesme e, quindi,
il primo nodo da sciogliere è questo.
Voi sapete benissimo che sciogliere questo noto è tutt'altro che
semplice, perché si tratta di scioglierlo a regime. Se vogliamo che un
imprenditore sia disposto ad impegnarsi seriamente nello stabilimento
di Portovesme, non possiamo semplicemente dirgli che vi è stata una
proroga di un altro anno. Non è questo, anche se, naturalmente, non
dispiace un'ulteriore proroga di uno, due, tre anni, quello che sia
possibile. Bisogna invece delineare una soluzione a regime e, per
farlo, bisogna ragionare se e come siamo in grado di assicurare, senza
violare la normativa europea, un prezzo del megawattora, per questo
tipo di produzioni, adeguatamente scontato.
Questo comporta un problema con riferimento alla normativa europea - è
evidente -, ma, attenzione, perché vi è anche un secondo problema che
dobbiamo affrontare. Voi sapete che quando scontiamo il prezzo
dell'elettricità per qualcuno, quel prezzo sale per qualcun altro.
Quindi, è un'operazione di politica industriale complessa, perché non
si tratta solo di trovare il marchingegno per far pagare meno
l'energia per la produzione dell'alluminio.
Si tratta anche di evitare che quel pagare meno da parte della
produzione di alluminio non si risolva di un aumento di costi
dell'energia per altre imprese italiane che minerebbe la competitività
di altri comparti del sistema industriale.
Poi bisogna evitare che finisca sulle bollette delle famiglie perché
anche questo è un punto ovviamente fondamentale per il Governo:
tutelare il potere d'acquisto delle famiglie. Quindi capite che
l'operazione è complessa e stiamo studiando, stiamo lavorando in
questa direzione. Questo è il primo passo, senza il quale è molto
difficile poter garantire la tenuta, come noi vogliamo, dello
stabilimento di Portovesme.
Il secondo passo è un miglioramento delle condizioni locali di
attività dello stabilimento in termini sia di tecnologia utilizzata,
ma forse soprattutto di organizzazione del processo produttivo e
dunque riguarda anche i servizi locali. C'è un miglioramento da fare
sulla capacità del porto di Portovesme per consentire l'arrivo della
materia della prima, la vendita del Pag. 9prodotto finale e il
trasporto del prodotto finale, insomma ci sono una serie di condizioni
di contesto che vanno migliorate.
L'operazione di politica industriale è una operazione complessa, noi
ci stiamo lavorando , ci siamo attivati subito in attesa che poi da
Pittsburgh ci facciano sapere. Speriamo nella ragionevolezza
dell'interlocutore americano, ma se questa non ci fosse dobbiamo
comunque trovare una soluzione. Naturalmente se questa ragionevolezza
dell'interlocutore americano non ci fosse anche da parte nostra ci
sarebbe la dovuta freddezza nei confronti dell'interlocutore stesso,
con le conseguenze che questo avrebbe per tutto quello che è in nostro
potere naturalmente e quindi il futuro dello stabilimento.
Questa partita della Alcoa poi va inquadrata, proprio per garantire un
futuro dello stabilimento, nel contesto generale dell'area del Sulcis.
Lì abbiamo, come sapete, un'altra crisi molto rilevante, che è quella
di Eurallumina, che è chiusa da tre anni, cassa integrazione a zero
ore con sola manutenzione dell'impianto. Anche qui stiamo lavorando.
Abbiamo incontrato l'azienda e abbiamo fondato motivo di pensare che
anche questa partita non è perduta. C'è un problema di rinnovamento
profondo dell'impianto, con una maggiore capacità anche di
autoproduzione dell'energia. Questo richiede una ristrutturazione
dell'impianto.
L'altro aspetto di ristrutturazione dell'impianto di Eurallumina è la
modifica del tipo di bauxite che viene utilizzata per produrre
l'allumina che poi serve per fare l'alluminio. Per quanto riguarda la
bauxite utilizzata, in questo momento il tipo di bauxite che utilizza
Eurallumina viene dall'Australia ed è molto costosa. Si può pensare di
utilizzare un altro tipo di bauxite proveniente dall'Africa con costi
di trasporto e della materia prima inferiori, questo però richiede di
cambiare la tecnologia che viene utilizzata. Quindi, c'è un piano di
investimento per Eurallumina, stiamo discutendo con l'azienda, ma non
posso garantirvi che in questo momento ci sia la volontà certa
dell'azienda di impegnarsi perché è un piano molto imponente, molto
impegnativo. Tuttavia riteniamo che questa possibilità sia reale, non
sia un'illusione e anche su questo stiamo lavorando intensamente.
Questo significa che il nostro obiettivo è tenere in piedi nell'area
del Sulcis la filiera nel suo insieme: Eurallumina, che dalla bauxite
produce allumina e poi Alcoa - o l'altro nome che avrà - che Pag.
10dall'allumina produce l'alluminio e via dicendo. Per noi è molto
importante riuscire ad ottenere questo risultato.
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Non vi nascondo - l'ho già detto riguardo allo stabilimento di Alcoa,
ma anche riguardo Eurallumina - che le difficoltà sono rilevanti e,
quindi, non voglio dare illusioni: bisogna essere molto realisti sulla
situazione, però vi è da lavorare. Non abbiamo alcuna intenzione di
lasciare che le cose vadano, vi è molto da fare e pensiamo che vi
siano possibilità.
Infine, riguardo all'area del Sulcis nel suo complesso, accennavo che
vi è un piano, una strategia di sviluppo relativa anche ad altre
attività economiche e, sicuramente, tra queste, ma non solo, sia
l'agroalimentare, sia il turismo possono offrire possibilità
importanti. Come dicevo, vi è un piano della regione e della
provincia: su questo stiamo lavorando, a stretto contatto con la
regione e la provincia, per tradurlo in qualcosa di operativo che, in
qualche modo, consenta nel Sulcis di pensare ad una prospettiva di
sviluppo che non risieda interamente sul settore metallurgico, ma che
possa avere altri punti di forza che sostengano l'area che, in questo
momento, è in una situazione di grande sofferenza. È un'area che ha un
reddito per abitante inferiore alla media della Sardegna, è un'area in
cui queste situazioni di crisi di Eurallumina e di Alcoa stanno
determinando una caduta complessiva dei redditi dell'area e ciò crea,
naturalmente, molta apprensione sul terreno occupazionale. Il Governo
sta attivandosi insieme alle istituzioni locali, regione e provincia,
e credo che possibilità di risposte serie vi siano, e sottolineo
serie, perché, in passato, di fronte a problemi dell'area che sono
strutturali, compreso il prezzo dell'energia e del tipo di produzione,
sono venute negli anni passati, in tutti questi anni - perché, sapete
meglio, che si tratta di una storia che va avanti dagli anni Novanta -
risposte non sempre seriamente ponderate.
Spesso si è data una risposta che metteva dei pannicelli caldi. Credo
- ed il Governo crede con me - che il futuro del Sulcis abbia bisogno
che non si mettano dei pannicelli caldi, ma che si creino le
condizioni strutturali, di fondo, per la ripresa di questa area del
Paese. Questa per noi è una priorità e su questo stiamo lavorando.

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