Il tam tam dei caschi battuti contro le vetrate

Pubblicato il da sandro

LA PROTESTA al palazzo della Giunta regionale
Sono arrivati in viale Trento intorno alle 9,30, in pullman o in macchina.
DSC_0264.JPGErano un centinaio, da tutto il Sulcis, ma sembravano molti di più. Hanno issato bandiere nelle aiuole, affisso striscioni ai pilastri di cemento e poi hanno incominciato a battere sulle vetrate coi caschi.
Un tam tam incessante, udibile anche da grande distanza. 

Nel giro di mezz'ora tutto il piano pilotis del Palazzo della Regione si è tinto di verde (l'ormai inconfondibile colore delle tute degli operai dell'Eurallumina) e più passava il tempo più il tono della protesta saliva.

Alle 10,30 una marea umana ha preso possesso della strada. Fischietti, trombe da stadio, cori contro i politici, battimano di disapprovazione e poi ancora colpi di caschi, non più contro le vetrate dell'ingresso bensì sull'asfalto.
Risultato?

Traffico bloccato per due ore, per la presenza di decine di operai seduti in cerchio nel bel mezzo della strada, e automobilisti imbottigliati e disperati.

Soltanto un pullman arancione del Ctm è stato fatto passare dopo un rapido scambio di battute col conducente:

gli altri mezzi sono stati invece costretti ad aspettare o a tentare un'improbabile inversione di marcia per infilarsi nel piazzale Trento e allontanarsi a tutta velocità dal gran caos. 
«Siamo qui


- ha spiegato Marco Urru, 49 anni di Teulada, casco in testa e bandiera dei Quattro Mori sulle spalle

- per chiedere alla Giunta regionale e al presidente Ugo Cappellacci un immediato incontro che sblocchi la nostra vertenza.

Perché questa bandiera?

Perché è un simbolo.

Non siamo solo noi, infatti, ad essere in lotta: ormai tutto il popolo sardo è in lotta per un lavoro che non c'è.

Come noi sono in tanti e non se ne può davvero più». 
«Gli impianti sono chiusi da oltre due anni», ha sottolineato Enrico Atzei, un altro operaio:

«Noi siamo condannati alla cassa integrazione fino alla fine di dicembre.

Chiediamo che sia riavviata al più presto la produzione, altrimenti è la fine».

Amareggiato e preoccupato Giovanni Mariani, 55 anni, di Portoscuso.

«Lavoro per l'Eurallumina da 32 anni», si presenta:

«Ho una moglie e tre figli tutti a mio carico.

Il maggiore è studioso, si è laureato bene in Economia aziendale, ma non riesce a trovare lavoro.

Siamo in crisi, tutta la Sardegna è in crisi.

Regione, Ministero, Enel ed Eurallumina si devono mettere d'accordo: urge una soluzione». 
Poco prima dell'ora di pranzo l'incontro con l'assessore Angioni:

il presidio è stato tolto e in viale Trento la situazione è tornata alla normalità. 

 
PAOLO LOCHE

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