Il grande flop chiamato carbone

Pubblicato il da sandro

Una straordinaria risorsa energetica attende un sì


Sabato 17 luglio 2010

NURAXI FIGUS

Ci dev'essere un virus a meno quattrocento . Una caratteristica che rende speciali i minatori della Carbosulcis. Basta un attimo e i presidenti, i capintesta, gli amministratori, si trovano cortesemente invitati ad abbandonare il campo il primo possibile. Un picchetto all'ingresso, nei giorni successivi, serve a chiarire meglio il concetto. Vietato ripresentarsi in azienda finché non hanno novità da raccontare. È successo 10 giorni fa, era già capitato altre mille volte nella storia recente di questa immensa miniera di carbone. Incontri sindacali, assemblee, ancora incontri. Poi l'aut aut: fuori. Sono trattative sindacali passate alla letteratura, urla, sedie che volano (e talvolta atterrano nei pressi degli assessori regionali di turno. «Li dimissioniamo informalmente perché abbiamo a cuore la sorte del carbone: tornino in azienda quando hanno deciso cosa fare. C'è il tempo della pazienza, quello in cui si aspettano piani industriali e scelte strategiche che non arrivano. Poi bisogna agire: i tempi per salvare il carbone del Sulcis sono strettissimi, ci hanno fregato troppe volte».

PASSO DI MARCIAÈ un po' la principessa triglia delle fonti energetiche, tutti la vogliono ma all'ultimo momento resta saldamente sottoterra. Il carbone del Sulcis ha il classico radioso avvenire alle spalle. Diverse generazioni di gassificatori si sono avvicendati su questi terreni-groviera, centrali elettriche, faldoni di progetti, migliaia di pagine di giornale, senza che fosse messa neanche una pietra. Tre settimane fa Mauro Pili, insieme ad altri 4 deputati del Pdl, ha provato a dare il tempo con un'interrogazione urgente al ministero dello Sviluppo economico. «La Sardegna rischia di perdere una grande potenzialità energetica e un intero territorio rischia il tracollo se in tempi rapidissimi non si cercherà di porre rimedio ai gravi ritardi accumulati in questi anni». In estrema sintesi, il 31 dicembre scadono diversi termini: gli aiuti di Stato per la ristrutturazione dell'industria carboniera, l'indizione di una gara internazionale, l'assegnazione della concessione. Tutto per la costruzione di una centrale di nuova generazione, roba da 650 megawatt, che preveda la cattura e lo stoccaggio dell'anidride carbonica, magari in fondo alla terra. Un progetto a bocca di miniera che rappresenterebbe, dice Pili, la chiave di volta per salvare le industrie energivore di Portovesme, quelle che ogni due per tre minacciano la chiusura per il costo dell'energia elettrica. «Eurallumina, Alcoa e Portovesme srl vanno coinvolte nella realizzazione della centrale. D'altronde è un progetto che loro stesse avevano presentato nel 2003». E l'altro ieri sui tempi (persi) è tornato Francesco Sanna, senatore del Pd: «Il Governo ci spieghi cosa è stato fatto in questi anni per salvare il progetto del carbone Sulcis».

RABBIA OPERAIA «Eravamo mille. Oggi siamo 471. Tutti dipendenti regionali, sia chiaro». Giancarlo Sau, 55 anni, sindacato di fabbrica (Filcem Cgil), fa il minatore da più di trent'anni. Ha visto passare di tutto, i progetti mirabolanti e l'idea di sbaraccare, centrali a letto fluido e migliaia di tonnellate di carbone ammonticchiate in attesa di compratori. Eppure non si è arreso neanche un po'. «Questo è l'unico giacimento d'Italia, una risorsa strategica da 700 milioni di tonnellate. Parlano di autosufficienza energetica, eppure si dimenticano che nel Sulcis c'è combustibile fossile che può essere sfruttato per trent'anni». Lui era già lì, 15 anni fa, durante lo sciopero dei 100 giorni che li ha portati per l'ultima volta ad occupare il cuore nero dell'Isola a -373. Ha visto le associazioni d'imprese dai nomi blasonati, Falck e Ansaldo per dirne due. Si è sentito raccontare, per un decennio, tutti i dettagli della gassificazione prossima ventura che avrebbe reso la Sardegna titolare in via definitiva di una riserva di elettricità di tutto rispetto. «E poi? Niente, mai fatto niente. Ci hanno boicottato le grandi lobby dell'energia e non c'è mai stata una classe politica che abbia saputo difenderci». Per questo, quando Pili ha convocato una conferenza stampa sui rischi dei ritardi, loro erano in prima fila. «Tutti ci riconosceranno che qui non si fanno discriminazioni politiche. Quando abbiamo mandato a casa interi consigli d'amministrazione, non abbiamo guardato se erano di sinistra o di destra».
POSSIBILITÀ STORICA Oggi o mai più. L'Europa sta per varare i dodici siti in cui si far sperimentazione a emissioni zero. Il carbone sul piano dell'inquinamento è, da sempre, una brutta gatta da pelare e quello sulcitano è di basso rango. Zolfo, azoto, polveri. E anidride carbonica, naturalmente. Le nuove centrali potrebbero cancellare, o almeno queste sono le promesse, il problema. Chi si beccasse la concessione, prendebbe in dote anche incentivi economici ( cip6 ) di tutto rispetto.«Se fossi il presidente della Regione - dice Tore Cherchi, alla guida della Provincia del Sulcis Iglesiente- farei il diavolo a quattro per portare nell'Isola la tecnologia del futuro. Il nuovo treno che sta per passare per il carbone del Sulcis è quello che vuole limitare l'effetto serra. Se non si farà qui, la tecnologia si applicherà comunque altrove. Ma sarebbe un peccato mortale. Esistono studi della società Sotacarbo che sono all'avanguardia nel mondo».
SUPERTECNOLOGIA Un centinaio di neo-assunti, diplomati e laureati. Nuraxi Figus (e Seruci, sono collegate da un tunnel) oggi ha poco da spartire con le gallerie in cui scese perfino il Papa a portare conforto. Ci sono 30 chilometri di cunicoli nuovi di zecca, una discenderia che consente di andare al lavoro in pick-up (anche se la storica gabbia-montacarichi è sempre in funzione), delle curiose supposte con le ruote per arrivare nei cantieri (contro il rischio di esplosioni legate al grisou , il tipico gas di miniera), un sistema di telesorveglianza e sicurezza molto sofisticato. «Qui si utilizzano procedimenti di pulizia del carbone così innovativi da esser stati brevettati». Il 27 luglio nuovo appuntamento al ministero per lo sviluppo economico: il 31 dicembre è dietro l'angolo mentre i serbatoi della pazienza pronti a esplodere
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LORENZO PAOLINI

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