I sindacati: sciopero generale «In autunno se non avremo risposte sull'occupazione»
In diecimila ad Abbasanta con Cgil, Cisl e Uil per rivendicare misure per lo sviluppo: «La giunta regionale e il Governo hanno disatteso gli impegni
di Giuseppe Meloni
La rabbia non va in ferie, la disperazione neppure. Niente da dire, il segretario della Cgil Enzo Costa azzecca lo slogan: e del resto cos'altro, se non rabbia e disperazione (ma anche la voglia di lottare ancora), può portare quasi 10mila persone da tutta l'Isola, in un sabato di luglio, a solcare la 131 urlando slogan di protesta?
Dura da due anni, la mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil per lo sviluppo e il lavoro. E non è finita: «Se non avremo risposte immediate dalla Regione, in autunno sarà sciopero generale», urla dal palco il leader della Cisl Mario Medde, vincendo anche i dispetti di un microfono a intermittenza.
LA PROTESTA
Il lungo corteo sotto il sole, dal nuraghe Losa fino all'area di servizio di Abbasanta sulla Carlo Felice, non è che una prova generale. La giunta Cappellacci è sotto accusa per non aver mantenuto le promesse: il patto per l'occupazione, firmato con i sindacati il 4 giugno 2010, dettava una serie di impegni «totalmente inattuati», sottolineano i leader sindacali. Per Francesca Ticca, segretaria della Uil, «questa è l'ultima opportunità, per la giunta ma anche il governo nazionale, per dare risposte ai sardi. È un'emergenza, altro che crescita degli occupati: siamo al primo posto in Italia per la disoccupazione».
Alla politica i sindacati chiedono misure concrete per rilanciare l'economia della Sardegna. Strategie per l'industria e le attività produttive; azioni forti nei confronti dello Stato per ottenere le entrate che spettano all'Isola e le risorse Fas bloccate. «Che fine hanno fatto queste vertenze? Non si è visto assolutamente niente», sentenzia Enzo Costa. Neppure a proposito delle promesse per il riconoscimento della condizione di insularità, come svantaggio permanente che legittimerebbe, anche con l'Ue, misure di riequilibrio.
IL PRECARIATO
Protesta insieme a Cgil, Cisl e Uil il sindacato dei giornalisti: Franco Siddi, segretario nazionale della Federazione della stampa, se la prende con «i ladri di sogni che creano solo precarietà. Tanti colleghi lavorano per 5 euro ad articolo, non mettono insieme il pranzo con la cena». Nel corteo anche molti sindaci, tra cui quello di Nuoro, Sandro Bianchi, mentre Livio Deligia (Tadasuni) fa da padrone di casa e apre la serie degli interventi. Roberto Deriu, presidente dell'Unione delle Province sarde, prende la parola per ricordare, tra le altre cose, che «siamo qui per difendere il lavoro dipendente. Quello che paga tutte le tasse, eppure è sempre discriminato e considerato dalle aziende come una voce passiva».
POCHI POLITICI
Per il resto, a dire il vero, la politica è piuttosto assente. Si fa vedere qualcuno del Pd (i consiglieri regionali Francesca Barracciu, Antonio Solinas, Giampaolo Diana, Tarcisio Agus; il deputato Siro Marrocu), e il coordinatore di Sel Michele Piras. Non manca invece la voce degli emigrati, grazie a Gianni Collu della Federazione dei circoli sardi. Condividono la rabbia e la disperazione dei conterranei riuniti al nuraghe Losa. Le scorte di pazienza sono esaurite: «Diciamo basta a una Regione distratta rispetto ai problemi dei lavoratori», avverte Mario Medde, «il tempo dei tavoli che generano altri tavolini è finito. Ora vogliamo i fatti».