I sindacati: Ora Alcoa deve decidere

Pubblicato il da sandro

Resta il clima di fiducia per il vertice del 22 febbraioa Roma

     Inviato LORENZO PIRAS

  «Il 22 febbraio la partita va chiusa».
Il sindacato schiera l'artiglieria pesante e, con le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil chiede a Governo e Alcoa di mettere i sigilli su una vertenza infinita. Il rinvio a lunedì 22 è interpretato positivamente dai confederali: la multinazionale ha ammesso di non voler abbandonare Portovesme e di essere attenta alle proposte del Governo.DSC 4796
 I contatti informali tra le parti hanno senz'altro cambiato il clima.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta giovedì ha aperto l'incontro di Palazzo Chigi con una battuta:
«Con l'impegno che ho messo in questa vicenda avete un uomo in più da sistemare».
 Letta ha parlato di «passi avanti significativi» e sullo stesso filone sono stati gli interventi del governatore Ugo Cappellacci :
 «Il decreto energia sta andando avanti a Bruxelles grazie soprattutto allo sforzo del Governo».
 A confermarlo direttamente al premier Silvio Berlusconi è stato il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani , ricevuto ieri a Palazzo Chigi:
«Tra le altre cose», ha spiegato,
 «ho aggiornato il presidente sul buon esito dell'incontro tra i tecnici europei e quelli italiani sul caso Alcoa».
 Per fermare l'emergenza industriale, su iniziativa del segretario regionale Silvio Lai , il Pd sardo ha istituito una task force cui è stato affidato il compito di studiare e trovare soluzioni anti-crisi.


LA PROPOSTA

Proprio sull'energia agevolata si snoda tutta la vertenza. Alcoa chiede garanzie scritte sul pacchetto in discussione a Bruxelles.
E cioè: un forte taglio sulla bolletta elettrica, senza che l'agevolazione sia interpretata come aiuto di Stato.
Gli americani, in sostanza, non vogliono incorrere in sanzioni come quella da 300 milioni arrivata dall'Ue.
 Dopo incontri serrati, l'Esecutivo ha fatto una proposta: Alcoa avrà energia a 33 euro a megawatt-ora grazie a un accordo diretto con Terna (non Enel, perché quotata in Borsa), che metterà a disposizione della Sardegna e della Sicilia, equamente divisi, circa mille megawatt.
 L'intesa è valida per i prossimi sei mesi, non è posta come aiuto di Stato e dà le garanzie che Alcoa sollecita. Naturalmente in attesa che l'Ue approvi il decreto sulle forniture di energia scontata per tre anni, come chiede la multinazionale.
Insomma, per dirla con le parole di Giovanni Matta , segretario regionale della Cisl,
«Alcoa deve dire che cosa intende fare, altrimenti il Governo prepari una nuova linea d'azione, prevedendo di far scendere in campo un'azienda statalizzata, magari Finmeccanica».
Concetti ribaditi dal sindaco di Portoscuso Adriano Puddu : si dice «cautamente pessimista sull'esito della trattativa»,
ma poi sollecita «manutenzioni degli impianti e un piano industriale, perché bisogna iniziare a ragionare in prospettiva».

FIDUCIA

 L'ulteriore rinvio a lunedì 22 febbraio e il diverso atteggiamento dell'azienda al tavolo convocato a Palazzo Chigi «riaccendono le speranze per una soluzione positiva della vertenza Alcoa»,
ha detto il presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo .
 «La politica dei piccoli passi, così come è stata definita dal sottosegretario Letta, sta portando i primi risultati, con l'impegno dell'azienda a mantenere gli impianti in produzione garantendo anche l'approvvigionamento delle materie prime e la sospensione della cassa integrazione».
 La partita «è ben avviata» per i deputati del Pdl Piero Testoni e Salvatore Cicu :
 «Le aperture mostrate da Alcoa con l'obiettivo di chiudere un accordo che eviti un disimpegno dell'azienda e tuteli i posti di lavoro dimostra la sensibilità politica del Governo, che sta riuscendo con proposte concrete a convincere una multinazionale che aveva già deciso di andarsene».
 Sul versante del Pd, la soluzione trovata dà una «speranza ai lavoratori ma è interlocutoria» per il senatore Francesco Sanna , mentre il deputato Giulio Calvisi aggiunge:
 «Alcoa vuole avere più garanzie rispetto agli orientamenti dell'Ue. Mi auguro che la mobilitazione prosegua: tutto è ancora aperto».

IN PIAZZA MONTECITORIO
Benché i sindacati abbiano ricevuto comunicazione dell'imminente arrivo di multe salate per le recenti manifestazioni di Roma e di Cagliari, gli operai non hanno voluto mollare la presa.
 In 60, con tuta e casco da lavoro, giovedì hanno dato vita al sit-in in piazza di Montecitorio assieme a una delegazione altrettanto numerosa del sito Alcoa di Fusina, nel Veneto.
Sono più rincuorati rispetto a mercoledì scorso, quando fermata e cassa integrazione sembravano le uniche vie d'uscita alla crisi della fabbrica, ma la felicità è un altro stato d'animo.
Per raggiungere Roma - dove hanno soggiornato in un hotel a due stelle in via Flavia - i lavoratori si sono in parte autoquotati.
Al resto hanno pensato i sindacati.
Gli operai hanno sciolto il presidio poco dopo le 23,30 e ieri mattina hanno fatto rientro in Sardegna.
Solo un gruppo ristretto di delegati sindacali, in mattinata, è stato costretto a rinviare il volo di ritorno per via dei collegamenti con Fiumicino resi difficili dalla neve.
 Sono proprio gli operai i primi a essere cauti: alla vigilia del vertice si erano sparse indiscrezioni sul fatto che l'azienda stesse pianificando le procedure di protezione civile necessarie dopo lo spegnimento degli impianti.
Terribile presagio di una chiusura che il 22 potrebbe essere scongiurata.
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