Spunta Glencore, il salvagente svizzero
Se gli americani lasceranno Portovesmela multinazionale del piombo sarebbe pronta a sostituirli.Asuni (Cgil): «Un fatto positivo»
I l primo a dirlo ufficialmente è stato l'assessore alla Programmazione Giorgio La Spisa, durante la seduta del Consiglio Regionale di martedì:«Non faccio nomi, ma ci sono dei gruppi imprenditoriali interessati alla fabbrica di alluminio dell'Alcoa».
Nel Sulcis i nomi invece si sussurrano, anzi il nome perché l'ipotesi più gettonata sarebbe quella della Glencore, la multinazionale svizzera che a Portovesme possiede già la Portovesme srl, la fabbrica di piombo e zinco. «Se corrispondesse al vero, la disponibilità di una multinazionale come la Glencore sarebbe certamente positiva - si legge in un comunicato di Giorgio Asuni, segretario regionale della Filcem Cgil - perché fino a oggi con essa abbiamo affrontato la crisi col metodo concertativi, senza la fermata totale degli impianti e individuando come soluzione per la prospettiva investimenti per oltre 300 milioni di euro, per il raddoppio del processo produttivo e per l'autoproduzione di energia elettrica da fonte rinnovabile».
IPOTESI ALTERNATIVA
Insomma, in attesa di capire come può evolvere la vertenza-Alcoa, le ipotesi e le indiscrezioni sulla Glencore non lasciano indifferenti i sindacati. «Con la Glencore - continua Asuni - si è intrapresa una strada diversa dalla mera rivendicazione di atti amministrativi.
La soluzione della vertenza Portovesme srl e, quindi, della Glencore, è in gran parte affidata alle competenze della Giunta regionale, sia per le autorizzazioni sull'eolico, sia per la formazione professionale dei lavoratori, sia per il cofinanziamento del Contratto di Programma.
Il presidente Cappellacci - conclude il sindacalista - in questo caso non deve mettersi a capo della protesta, ma solo decidere indicando tempi certi».
PARTECIPAZIONI STATALI
La multinazionale svizzera opera nel polo industriale di Portovesme da dieci anni, da quando, cioè, acquistò la fabbrica dalle Partecipazioni statali.
È plausibile che ora sia interessata alla fabbrica di alluminio?
«Se ci fosse questo interesse sarebbe positivo, perché si tratta di una multinazionale che già conosciamo, seria ed affidabile - dice Fabio Enne, segretario provinciale della Cisl del Sulcis Iglesiente - ma in questa fase è doveroso aspettare gli sviluppi del caso-Alcoa e non fare i tifosi di nessun gruppo, proprio per la salvaguardia di ipotetiche trattative».
FABBRICHE IN BILICO
«Io ritengo comunque - ha aggiunto Enne - che, se Alcoa volesse davvero andarsene, il soggetto imprenditoriale che la sostituisce dovrebbe proporre il rilancio di tutta la filiera dell'alluminio».
A Portovesme, infatti, sono tutte le aziende del settore dell'alluminio ad essere in bilico: Alcoa traballa, Eurallumina (di proprietà della Rusal) è chiusa dal mese di marzo del 2009 e Ila è ferma da un anno e mezzo.
Ma quanto c'è di concreto nelle voci su Glencore?
«Per le informazioni che ho io, Glencore sarebbe interessata a verificare le condizioni qualora il Governo le chiedesse la disponibilità - dice Mario Crò, segretario della Uil del Sulcis Iglesiente - ma da qui a dire che vuole comprare la fabbrica di alluminio ce ne passa.
C'era stato anche un interesse ad aumentare le quote in Eurallumina, ma non significa di certo acquistare la fabbrica.
Una cosa è certa: se l'Alcoa dovesse dire in modo chiaro che non intende continuare a produrre alluminio a Portovesme, bisognerebbe cercare alternative e il nuovo soggetto dovrebbe rilanciare tutta la filiera, oltre ad acquisire la miniera di carbone per la costruzione della centrale».
IL VERSANTE UE
Ma i tempi sono stretti, e nel breve termine si attendono i responsi europei sulle tariffe agevolate.
Del resto al versante Ue guardano anche, al di là della vertenza Alcoa, le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil:
che, dopo lo sciopero generale del 5 febbraio, oltre agli incontri della prossima settimana con la Giunta e i parlamentari sardi stanno programmando un'iniziativa a Bruxelles.
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