Dagli operai sul ponte della Rockwool
Dagli operai sul ponte della Rockwool un nuovo appello alla Regione
La battaglia per il lavoro dei cassintegrati Rockwool riparte da Campo Pisano e si sposta di nuovo a Cagliari. I lavoratori che da sette mesi presidiano il ponte situato davanti alla miniera di Campo Pisano suonano la sveglia alla Regione, e chiedono il vertice promesso dalla Giunta Cappellacci a ottobre. «Aspettiamo che ci arrivi la convocazione dalla Regione - spiega Pino Cocco della Rsu aziendale - perché devono essere definiti una serie di passaggi relativi alla stabilizzazione e, soprattutto, agli impegni che erano stati assunti dall'amministrazione regionale qualche mese fa». Si tratta dei programmi che avrebbero dovuto vedere i lavoratori ex Rockwool impegnati negli enti locali, negli uffici dei tribunali o nei programmi di riqualificazione professionale. «Alcuni di questi percorsi che abbiamo studiato - prosegue Cocco - sono senza uscita, perché in ciascun contesto ci sono altri precari che da anni aspettano di essere stabilizzati». Da qui la richiesta dei sindacati e dei lavoratori di organizzare subito l'incontro con l'assessore regionale al Lavoro. «Sono stati presi degli impegni che devono essere rispettati - fa sapere Francesco Carta, segretario della Filctem-Cgil - qui si sta portando avanti una battaglia di civiltà per la difesa di un diritto e di un territorio». Per il rappresentante della Cgil la stabilizzazione deve passare «attraverso i canali delle bonifiche ambientali» anche perché, aggiunge Carta, «non bisogna dimenticare che la fabbrica di lana di roccia nacque come alternativa alle miniere che venivano progressivamente chiuse». Per questo motivo i lavoratori chiedono di essere ricollocati nel mondo del lavoro. «Noi proveniamo dalle società minerarie - aggiunge Salvatore Corriga, animatore della mobilitazione web che i lavoratori portano avanti - quindi la Regione deve farsi carico di questa responsabilità, non può stare a guardare mentre sessanta padri di famiglia vengono lasciati sulla strada».
DAVIDE MADEDDU