Cgil: la minaccia di dimissioni di Cappellacci segno di debolezza
L'articolo è stato tratto dal quotidiano indipendente " a sinistra liberi "
"La minaccia di dimissioni del presidente Cappellacci, dichiarazione d'intenti che resta per adesso senza seguito, dimostra ancora una volta la debolezza politica di questo governo regionale". Cosi' il segretario regionale della Cgil Enzo Costa commenta le voci sulle dimissioni del presidente della Regione, nell'editoriale del mensile L'Altra Sardegna.
"Il presidente - scrive Costa - abbozza una reazione alle contraddizioni della sua stessa maggioranza, continua a snobbare l'Aula di via Roma, nonostante il voto segreto abbia reso evidente a tutti che il Consiglio Regionale reclama il suo ruolo. Un atteggiamento davvero irresponsabile, soprattutto se si pensa alla sofferenza del sistema economico e sociale della Sardegna. Percio' c'e' da chiedersi quali interessi muovano davvero questo Presidente. Perche' minaccia la crisi politica quando si parla del Piano casa tre? Tutto sembra ruotare intorno al settore delle costruzioni, dalla legge per il golf alle modifiche al Ppr sino al piano casa. Sono davvero queste le priorita' per i sardi?" Parlando dello sciopero proclamato per l'11 novembre assieme a Cisl e Uil, Costa ricorda che la mobilitazione "chiede discontinuita' e cambiamento nella linea politica che il presidente Cappellacci porta avanti in totale solitudine, un modo di operare che produce macerie e allontana sempre di piu' la Sardegna dall'Italia e dall'Europa".
"Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, provi a leggere i primi documenti prodotti per elaborare la manovra finanziaria del 2012: sulle entrate si continua a contabilizzare poste rilevanti (800 milioni di euro) in applicazione dell'articolo 8 dello Statuto, risorse che il Governo ci nega e che la maggioranza timidamente rivendica attraverso una dichiarata azione legale", argomenta il leader della Cgil.
"Inoltre, per i vincoli imposti dal patto di stabilita' interno, la spesa dovrebbe diminuire di circa 405 milioni rispetto a quella registrata nel 2010. Tutte risorse che non sono spendibili e che portano il livello massimo dei pagamenti nel 2012 (competenza + residui) a soli 2.766 milioni, escludendo la spesa per la sanita'. Questo significa che forse riusciremo a far fronte esclusivamente alle spese ordinarie e che non ci sono risorse per investimenti, infrastrutture e crescita. Un bilancio economico che non potra' contribuire in nessun modo a migliorare la situazione, anzi, sicuramente servira' a peggiorarla. E la responsabilita' e' tutta di chi non ha affrontato il governo a muso duro, con coraggio e autorevolezza, su temi fondamentali come le entrate, il fondo infrastrutture, il riconoscimento della nostra condizione di insularita', la negoziazione del patto di stabilita'. In una parola, tutto deriva dalla subalternita' di questo governo regionale".
"La situazione economica e finanziaria regionale e' tragica. L'andamento delle entrate e della spesa della Regione e', come noto, in condizioni pessime. Nessun trasferimento dal Bilancio dello Stato in attuazione dell'articolo 8 dello Statuto, una forte riduzione delle assegnazioni statali in ragione delle manovre di contenimento della spesa pubblica approvate dal Governo nel corso di questi mesi, che insieme valgono oltre due miliardi di euro. La spesa regionale e comunitaria viaggia a rilento, quella sul bilancio della Regione ad oggi segna appena il 30% degli stanziamenti previsti in conto competenze e residui. La legge finaziaria regionale non e' neppure stata approvata dalla Giunta che fa, invece, registrare forti ritardi rispetto a quanto previsto dalle norme. Un fallimento che da solo giustificherebbe le dimissioni di presidente e Giunta regionale. Dimissioni che purtroppo non verranno, come non verranno affrontate con gli strumenti adeguati la crisi economica sarda e la forte disoccupazione". Lo ha dichiarato il consigliere regionale di Sel Luciano Uras sottolineando che "oggi avremmo bisogno di un Comitato di crisi partecipato dalle forze sociali, un programma nuovo di governo con al centro efficaci politiche per il lavoro".