Cgil: 6 maggio sciopero generale e manifestazione a Sassari

Pubblicato il da sandro

Sciopero generale di otto ore e manifestazione a Sassari il 6 maggio prossimo, nello stesso giorno della mobilitazione nazionale, per un territorio in cui la crisi ha raggiunto un livello senza precedenti. E' quanto deciso dal comitato direttivo della Cgil di Sassari che ha dato mandato alla segreteria di sostenere le categorie impegnate nella difesa dei posti di lavoro e avviare da subito una fase di grande mobilitazione. Nel suo documento politico conclusivo, il direttivo "rileva con grande preoccupazione come la situazione socio-economica del territorio si sia ulteriormente aggravata, determinando una crisi che è andata a sommarsi alla situazione pre-esistente, fortemente caratterizzata da decenni di lento ma inesorabile declino".Una crisi che "coinvolge tutti i settori, dalle attività produttive a quelle dei servizi che non trova nessuna valida politica di contenimento (...) e che si sta configurando come una malattia terminale i cui dolorosi effetti sono appena placati dalla morfina della cassa integrazione". Evidente - secondola Cgil- la mancanza di un progetto di lungo respiro del governo nazionale, che pratica "la politica inaudita della divisione, cercando di colpire tutte le istituzioni, dalla Magistratura al Parlamento, fino al sistema delle rappresentanze politiche e sociali, come dimostra la separazione della Cgil dalla Cisl e Uil nazionali, che tendono a sottoscrivere accordi separati con il Governo ela Confindustria, accordi peraltro fortemente lesivi degli interessi dei lavoratori".La gravissima situazione - sempre secondo il sindacato - e' causata anche dal governo regionale che "si e' dimostrato del tutto inadempiente e incoerente con gli impegni assunti verso questa parte sempre più isolata ed emarginata di Sardegna, tanto che fino ad oggi non risulta acquisito nessun risultato di rilievo o raggiunto alcun obiettivo strategico enunciato nei suoi programmi. Sussistono inoltre elementi di criticità con gli enti locali, che faticano a trovare un'idea comune sul modello di sviluppo del territorio: in questo modo, il lavoro dei singoli soggetti, anche apprezzabile negli intendimenti, tarda a incastonarsi in una logica di sistema, indebolendo le potenzialità complessive degli attori sociali, ancora troppo frantumati nella loro singola azione". Innegabili, infine, "le difficoltà a fare fronte comune con Cisl e Uil territoriali che pure unitamente alla nostra organizzazione, avevano sottoscritto un documento comune lo scorso febbraio", decidendo di proclamare lo sciopero generale per il 25 marzo. Sciopero "poi venuto meno per il ripensamento della Cisl, non condiviso da buona parte delle sue categorie che anche pubblicamente avevano sollecitato la loro organizzazione a mantenere gli impegni assunti".

La Cgil ricorda di aver cercato "fino all'ultimo di concordare un'altra data, rinunciando a procedere da sola, consapevole dell'importanza di lavorare insieme, ma ricavandone un ulteriore proposta di rinvio, sempre avanzata dalla Cisl, a dopo le elezioni amministrative".

Da qui la decisione di proclamare lo sciopero generale per il 6 maggio, in coerenza con quanto stabilito dalla Cgil nazionale, perché è impossibile "ignorare la richiesta unanime che proprio in questo senso si era sollevata dall'assemblea dei quadri e delegati di Cgil, Cisl e Uil territoriali lo scorso novembre

6 aprile
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