Cagliari, il corteo dei 40 mila Sciopero per dire: "Ora basta"
Non è bastata un'intera piazza, il capiente Largo Carlo Felice, tradizionalmente preso d'assalto dai tifosi per i successi della nazionale e del Cagliari, a contenere le oltre 60 mila persone (40 mila per la Questura) che hanno sfilato in corteo nel capoluogo sardo per lo sciopero generale proclamato da Cgil, Cisl e Uil: l'Isola per un giorno si è fermata al grido "Ora basta!". L'adesione alla protesta per chiedere lavoro e sviluppo, è arrivata non solo dalle fabbriche, dalle aree in crisi, dalle scuole e dagli uffici pubblici e da tutti i settori produttivi, ma anche da Confidustria, dai Comuni e dalle Province. Tutti insieme hanno scelto il giorno palindromo 11.11.11 per sollecitare a gran voce un cambio di passo e trovare strumenti straordinari di contrasto alla crisi accompagnati da politiche di sviluppo, punto di partenza per il rilancio dell'occupazione certa e duratura. I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca, hanno lanciato, a nome delle migliaia di manifestanti che hanno paralizzato la città, un ultimo monito al governo regionale e nazionale facendo proprie le parole incise sullo striscione di apertura del corteo: "Adesso basta". "E' un segnale forte per cercare di garantire all'Isola un cambiamento nelle politiche di sviluppo e di lavoro: o si cambia o chi governa ne tragga le debite conseguenze e lasci spazio", ha chiarito Mario Medde. Il leader della Cgil Enzo Costa ha puntato il dito contro una Regione "molto lontana dai problemi dei sardi, che vive una vita di palazzo e porta avanti politiche a spot che non risolvono i problemi". Francesca Ticca, per la Uil, ha invoca soluzioni "fuori dagli schemi attuali, politiche concrete che riguardano il lavoro e non chiacchiere e ammortizzatori sociali". Dal palco anche la voce dei giornalisti, con il segretario nazionale della Federazione della Stampa, Franco Siddi: "I sardi non sono né arresi né rassegnati. Servono politici che sappiano fare gli interessi della Regione per avere la meglio sugli speculatori e dare una mano alle persone oneste". Nel lungo corteo hanno sfilato diversi presidenti di Provincia e una delegazione di oltre 200 Comuni, rappresentati da sindaci, assessori e consiglieri e dai vertici dell'Anci. "Il nostro - ha spiegato il presidente dell'associazione dei comuni, Cristiano Erriu - vuole essere un ruolo di proposta. I sindaci, che raccolgono ogni mattina la disperazione e la rabbia di disoccupati, agricoltori, pastori, operai, vogliono contribuire a trovare soluzioni che risolvano alcuni dei grandi problemi: il primo fra tutti l'occupazione". Tra gli operai delle aziende in crisi, dall'Eurallumina di Portovesme alla Vinyls di Porto Torres, anche i partiti dell'opposizione con il Pd che ha esposto un polemico striscione: "I ristoranti sono pieni ma la Caritas di più", chiaro riferimento alla ultime esternazioni di Berlusconi. "Il vuoto pneumatico, la totale assenza di politiche di rilancio del governo Cappellacci rischiano di ridurre la Sardegna sul lastrico - ha denunciato in una dichiarazione di sostegno allo sciopero Francesca Barracciu, vice segretario regionale del Pd - Nessuno si accontenta più di affermazioni a cui non seguono fatti. Cappellacci segua l'esempio del suo padrino di Arcore e si dimetta".