Alcoa, investimenti ma anche esuberi
Nel piano industriale della multinazionale dell'alluminio previsti tagli all'occupazione
Quarantasei posti di lavoro da tagliare:
c'è anche questo, accanto ai 40 milioni di investimenti in tre anni, nel piano di rilancio che l'Alcoa ha presentato alle organizzazioni sindacali per la fabbrica di Portovesme.
In una proiezione ottimale di efficienza e competitività, secondo la multinazionale americana i dipendenti dovrebbero passare dagli attuali 568 a 522.
Senza contare quello che potrebbe succedere nella galassia degli appalti, perché è ovvio che una politica industriale di sacrifici, tagli e sforbiciate, non mancherà di avere i suoi effetti sulle imprese e sui lavoratori indiretti. Insomma, il piano di rilancio, in attesa del piano industriale che dovrebbe essere presentato con maggiori dettagli il 10 al ministero dello Sviluppo Economico, non è tutto rose e fiori.
Investimenti sì, per il riavvio delle celle elettrolitiche e le varie emergenze che si sono accumulate nei reparti. Ma anche una probabile riduzione dell'organico.
D'altronde l'azienda, giovedì scorso con i sindacati, è stata molto chiara: il piano di rilancio è un blocco complessivo, che ha bisogno del contributo di tutti. Attualmente la fabbrica di Portovesme sconta il calo di produzione dovuto alla fermata delle celle elettrolitiche;
molti parametri sono al di sotto dello standard Alcoa, da qui la necessità di tagliare, razionalizzare, puntare alla competitività.
Prossimo appuntamento con il piano industriale fra una settimana, al ministero dello Sviluppo economico.
«A questo punto dobbiamo capire qual è l'effettiva volontà di Alcoa per questi tre anni ma, soprattutto, per la prospettiva futura», dice Rino Barca, segretario della Fsm-Cisl.
Infatti nel piano presentato ai sindacati nei giorni scorsi sono compresi interventi riferiti ad un arco temporale di 3 anni, che è poi la durata delle misure per l'elettricità previste nel decreto governativo, ora al vaglio dell'Ue.