Sulcis in crisi, altri duecento senza lavoro
L'UNIONE SARDA
PAOLO MOCCI
Chiude la Rockwool

LA ROCKWOOL
La Rockwool ha deciso di chiudere lo stabilimento della lana di roccia di Sa Stoia.
La comunicazione a sorpresa ieri al sindaco e alla Rsu.
Un nuovo, durissimo colpo è in arrivo per l'economia del Sulcis Iglesiente. Anche la Rockwool di Iglesias, è ufficiale, chiuderà i battenti nel giro dei prossimi 2 mesi. L'annuncio è arrivato ieri dalla direzione milanese della multinazionale danese, attraverso uno scarno fonogramma inviato al sindaco di Iglesias e alla Rsu di fabbrica, con singolare e, secondo i destinatari del messaggio, "cinico tempismo" rispetto alle iniziative che le istituzioni del territorio avevano appena preso allo scopo di scongiurare il rischio di chiusura della fabbrica di Sa Stoia.
Proprio ieri mattina l'amministrazione iglesiente ha tenu
to una seduta straordinaria del Consiglio comunale davanti ai cancelli della Rockwool, al termine della quale è stato approvato all'unanimità un ordine del giorno che la Giunta del capoluogo minerario intendeva recapitare a Copenhagen, in cui si chiede al Cda della multinazionale leader nella produzione di coibentanti per l'edilizia, di recedere dai propri (peraltro fino a ieri mai ufficialmente palesati) propositi di chiusura, per avviare con la Regione e le istituzioni locali una trattativa finalizzata alla risoluzione dei problemi dello stabilimento.
Per Pierluigi Carta «una simile decisione, adottata con questa tempistica, è un atto di cinismo inaudito, al quale reagiremo opponendoci con ogni mezzo, anche - se sarà il caso - mobilitando i mezzi d'informazione, affinché tutti abbiano chiara la freddezza e la disinvoltura con cui certi imprenditori pretendono di lasciare 200 famiglie in ginocchio andandosene alle prime difficoltà.
Per Pierluigi Carta «una simile decisione, adottata con questa tempistica, è un atto di cinismo inaudito, al quale reagiremo opponendoci con ogni mezzo, anche - se sarà il caso - mobilitando i mezzi d'informazione, affinché tutti abbiano chiara la freddezza e la disinvoltura con cui certi imprenditori pretendono di lasciare 200 famiglie in ginocchio andandosene alle prime difficoltà
dopo essersi insediati fruendo di agevolazioni pubbliche anche consistenti». L'iniziativa di ieri ha visto la partecipazione - oltre che della Giunta e dei consiglieri di Iglesias - della Regione, nella persona dell'assessore all'Industria Andreina Farris, del presidente della Provincia Pierfranco Gaviano, dei sindacati confederali, del vescovo di Iglesias Giovanni Paolo Zedda e di diversi sindaci del territorio, rappresentati dal presidente dell'Anci Sardegna Tore Cherchi. L'intento, peraltro raggiunto, era quello di fare quadrato intorno ai 200 lavoratori che rischiano il posto, e individuare nel più breve tempo possibile le vie più adatte ad agevolare il superamento delle difficoltà che la dirigenza aziendale ha evidenziato in precedenti incontri con i sindacati e la Regione.I SEGNALI Tutto sembrava portare a un certo, seppur cauto, ottimismo, visto che l'azienda aveva ufficialmente negato che la recente apertura di un nuovo stabilimento in Croazia potesse automaticamente determinare la chiusura di quello iglesiente. Inoltre, Pierfranco Gaviano aveva annunciato
la concessione dell'Aie, l'Autorizzazione integrata ambientale che avrebbe consentito allo stabilimento di recuperare parte degli scarti di lavorazione reimmettendoli nel ciclo produttivo, riducendo così i costi per lo smaltimento denunciati dall'azienda. Una riduzione che sarebbe stata ancora maggiore una volta andate a buon fine le trattative, avviate recentemente dallo stesso Gaviano, con la Glencore di Portovesme, per consentire alla Rockwool di stoccare i propri residui di lavorazione nella vicina discarica di Genna Luas, ed evitare così i costosi trasporti verso la Toscana.
Evidentemente nessuna di queste difficoltà, né tanto meno la sempre citata crisi globale dei mercati (che per i prodotti della Rockwool ha un'incidenza relativa), è stata realmente alla base delle ultime scelte del colosso danese. Ieri, all'annuncio della chiusura è scattata la protesta dei dipendenti che hanno occupato lo stabilimento proclamando l'assemblea permanente.
Era considerato uno stabilimento modello
Per 10 anni è stato uno dei fiori all'occhiello del comparto industriale iglesiente.
Dal 1999, quando la Rockwool acquisì gli impianti della Lana di roccia spa, nella zona industriale di Iglesias, fino ai mesi scorsi, nulla avrebbe fatto presagire quanto oggi sta avvenendo.
La fabbrica iglesiente è arrivata a coprire due terzi di una domanda, quella italiana, che fino all'anno scorso è sempre stata in crescita, e che anche la recente flessione del mercato dell'edilizia ha intaccato in modo piuttosto relativo.
La professionalità dei lavoratori e l'efficienza del ciclo produttivo, avevano persino portato lo stabilimento di Sa Stoia a vincere, nel 2007, un importante riconoscimento quale migliore unità produttiva fra le decine in cui la Rockwool produce nei 5 Continenti.
La crisi dello stabilimento, a sentire le dichiarazioni della dirigenza aziendale in occasione degli ultimi incontri con Regione e sindacati, si sarebbe determinata a causa di problemi strutturali di «carattere ambientale, energetico e logistico, aggravati dalla crisi del mercato dell'edilizia».
La risposta delle istituzioni è stata pressoché immediata, e gli impegni presi da Regione, Provincia e Comune per ovviare alle difficoltà palesate dall'azienda avevano fatto ben sperare i 120 dipendenti diretti e i circa 80 tra interinali e indotto, rispetto all'imminente apertura di un tavolo istituzionale che avrebbe scongiurato i rischi di fermata definitiva degli impianti.
Ma la Rockwool non ha voluto attendere l'avvio di alcuna trattativa, decidendo unilateralmente la chiusura della fabbrica iglesiente.
Appare a questo punto probabile, come più volte ventilato dai lavoratori e dai sindacati, che la scelta della multinazionale si inscriva in un piano di delocalizzazione avviato ben prima della recente crisi economica, a favore del nuovo stabilimento che la società ha realizzato in Croazia, dove la Rockwool produrrà quanto necessario per soddisfare la domanda nazionale, anche in virtù di costi, specialmente di manodopera, sensibilmente più bassi di quelli italiani.
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