Inquinamento a Portovesme
Procura in campo. Il liquido rosso ha allagato anche gli scantinati della vecchia centrale Enel.
Erminio Ariu
Dopo l'allarme ambientale scatta quello della sicurezza: nell'edificio abbandonato vanno a giocare i bambini Nessun cartello segnala la grave situazione di pericolo.
PORTOVESME. E' ancora il sarcofago dei veleni il vecchio edificio della centrale Monteponi completamente allagata dal liquido rosso che domenica ha zampillato creando allarme in tutta l'area industriale. Un'altra postazione pericolosa, a 500 metri dalla "sorgente" dell'altro ieri. Sarà la magistratura a fare luce dopo le segnalazioni arrivate dai carabinieri e dall'Arpas. Migliaia di metri cubi di liquido hanno occupato domenica lo scantinato della centrale elettrica, ancora in mano a Rusal, ma che potrebbe finire in mano al Comune per essere utilizzata a scopi diversi. La verità è un'altra: quel locale è un'autentica minaccia per l'ambiente e per l'incolumità dei ragazzini che, come confermano le scritte all'interno dello stabile, lo frequentano con assiduità. L'accesso è libero: una breccia sulla rete metallica che recinge l'area pericolosa dal permesso per visitare un luogo simbolo dei danni ambientali che le industrie di Portovesme, sotto tutela delle partecipazioni statali, hanno combinato in oltre 20 anni di impunità. Ora dentro quello stabile fatiscente dalle passerelle traballanti e dal pavimento spaccato in più punti si può ammirare un ramo della falda acquifera, di liquido rosso, che nessuno vuole bonificare. «E' ancora tutto come una volta - denuncia il consigliere dell'opposizione al Comune di Portoscuso, Angelo Cremone -. I pericoli qui dentro sono molteplici: ci sono migliaia di metri cubi di acqua colorata piena di veleni; pannelli isolanti con sospetta presenza di amianto, voragini che sono un'insidia per chi entra in questi locali. Ebbene, ancora oggi, a distanza di due anni, l'amministrazione comunale non ha provveduto a costituire la commissione ambiente e mi chiedo dov'è l'assessore comunale all'Ambiente. Se mancano gli interventi significa che tutto va bene». L'accesso all'interno dello stabile non viene neppure impedito da un cartello, da una scritta che evidenzi la pericolosità dell'edificio e delle sostanze in esso contenute. L'acqua di falda è inquinata dal liquido di colore rosso mentre dal soffitto fatiscente stanno crollando i pannelli di coibentazioni che negli anni'50 venivano realizzato con fogli di amianto. I pannelli cadendo da un'altezza di circa 15 metri si spappolano, liberando le fibre di amianto che si spargono sul pavimento dove i ragazzini transitano normalmente. Una minaccia alla salute di quanti incautamente entrano nello stabile e anche per chi transita nella trafficata strada provinciale. «Questo è lo stato dei luoghi - insiste Cremone - e nessuno interviene. Possibile che le istituzioni non vedano quanto accade e che siano i cittadini a doversi esporre per richiamare l'attenzione di chi è preposto al controllo del territorio? Quegli scantinati vanno prosciugati, tutta la struttura deve essere messa in sicurezza prima che accadano fatti che alla fine vengono chiamati tragedie. In questi anni in Regione si è litigato sul fatto se si dovesse fare la barriera fisica o quella idraulica, aggravando così la situazione ambientale della zona».
Il caso è esploso dopo il fermo della fabbrica in crisi. Cominciata la bonifica, Eurallumina nel mirino.
PORTOVESME. Entrano in azione le squadre di pronto intervento per bonificare la zona interessata dalla rottura del collare di giunzione della condotta idrica sotterranea che convogliava le acque rosse dal pozzetto all'interno dell'Enel fino allo stabilimento dell'Eurallumina. Le bolle d'acqua inquinata schizzate in alto domenica sono state bloccate. I manager delle industrie di Portovesme hanno preso subito le distanze da ogni responsabilità pretendendo di scaricarle sull'Eurallumina. Saranno le analisi di laboratorio a stabilire l'identikit dell'azienda che ha fatto finire nel sottosuolo quei veleni che sono andati a formare il micidiale cocktail. Con il blocco della lavorazione della bauxite Eurallumina non ha avuto alcuna necessità di recuperare quelle ingenti quantità di liquido ed il bubbone è scoppiato. Dal sottosuolo, viene prelevato con speciali idrovore il liquido inquinante e attraverso una canale interno viene fatto convergere nel pozzo interno all'area recintata dell'Enel. Il percorso, inverso, seguito prima della fermata dell'Eurallumina è stato interrotto facendo esplodere il caso. Nessun commento da parte dell'amministrazione comunale che verosimilmente attende le decisioni dei vigili del fuoco di Cagliari. In primo luogo spetta all'Arpas, all'assessorato regionale dell'Ambiente, a Provincia e Comune agire di fretta prima che il danno diventi irreparabile. Per anni si è parlato di bonifica dell'"Area ad alto rischio di crisi ambientale", come la definiva il decreto istitutivo del perimetro dei veleni, ma fino ad oggi non si è riusciti neppure a dragare il bacino portuale. «Ci sono ritardi inaccettabili - aggiunge Roberto Puddu, della Cgil del Sulcis Iglesiente - nell'adeguamento delle infrastrutture. Non si fanno le bonifiche e si bloccano i lavori per rendere efficiente il porto di Portovesme. Quello non è un porto ma un catino che non consente l'ingresso di navi adeguate alle esigenze delle industrie». Anni di inutile attesa che hanno fatto aggravare la situazione ed ora il caso è diventato drammatico. «Ci chiediamo dove finiranno quelle acque - hanno detto alcuni pensionati di Portoscuso - se non confluiscono nel bacino dei fanghi rossi. Dove sono gli amministratori comunali, le autorità sanitarie e la magistratura?».
Oggi la presidente del consiglio regionale verificherà di persona i danni. Sopralluogo della Lombardo.
IGLESIAS. «Le bonifiche sono prioritarie». La presidente del consiglio Claudia Lombardo è stata tempestiva: appena avuta notizia della dispersione di acqua e veleni dalle falde alla superficie, ha voluto organizzare una visita per verificare di persona la situazione all'Eurallumina e nella zona industriale. Appuntamento per il sopralluogo oggi alle 13.30. «Cercherò di capire la dimensione del problema, poi si tratterà di mettere a punto eventuali interventi», ha osservato la presidente. «Certo quello delle bonifiche è un aspetto delicato che riguarda l'ambiente e lo sviluppo, perciò occorre trovare misure risolutive in tempi ragionevoli». L'inquinamento richiama alla mente le vicende minerarie: chiuse le attività, i materiali nocivi sono rimasti dove cent'anni di lavoro li hanno accumulati. «Chi può arrivare da queste parti e fare investimenti turistici in queste condizioni?», osserva. Un tema particolarmente delicato in questi giorni, che si presenta a poche ore dalla conclusione della trattativa sull'accordo per la cassa integrazione e la ripresa dell'attività produttiva. Sull'accordo Claudia Lombardo ha espresso soddisfazione. «Lo sblocco della vertenza - ha commentato la presidente dell'Assemblea - rappresenta un importante segnale verso i problemi occupazionali del Sulcis Iglesiente e dell'intera Sardegna. I risultati raggiunti danno ragione al governo Berlusconi che crede nelle potenzialità dell'industria sarda confermando gli impegni presi in campagna elettorale. Il mantenimento dei livelli occupativi è uno degli obiettivi di questa legislatura - dice la Lombardo -, il Consiglio regionale proseguirà nell'impegno di sensibilizzazione affinchè gli accordi assunti ieri a Roma siano pienamente rispettati».