Eurallumina, dal sottosuolo zampilla acqua inquinata

Pubblicato il da sandro


      La Nuova Sardegna, 30 marzo 2009
                  Erminio Ariu

PORTOVESME. E' esploso il bubbone ambientale: non appena l'Eurallumina ha fermato gli impianti per la lavorazione della bauxite dal sottosuolo è schizzato, contaminando il terreno di superficie, liquido inquinante. Uno zampillo color caramello, che ha fatto scorrere centinaia di metri cubi di acqua rossastra fino ai pozzetti dell'acqua piovana realizzati per far confluire le acque meteoriche in mare. L'allarme è scattato, ieri pomeriggio, quando il fenomeno è apparso visibile da quanti transitavano nella strada che collega Portoscuso con la frazione di Paringianu. Pozze si sono formate proprio davanti alla centrale termoelettrica ex Alsar. Per tutto il primo pomeriggio l'acqua inquinata ha continuato a sgorgare dal sottosuolo spinta dalle idrovore del sistema di pompaggio piazzato all'interno della centrale Enel. Quando le pompe sono state bloccate il liquido ha continuato a contaminare il suolo. In quel liquido c'è di tutto: metalli pesanti e persino arsenico, secondo le analisi effettuate 15 anni fa quando si era verificato un analogo incidente che era stato ridimensionato dalle autorità sanitarie di allora perché l'Eurallumina si era accollata l'onere di utilizzare quel liquido come acqua di processo. Ieri, però, il caso è riesploso all'improvviso con danni inimmaginabili: l'acqua inquinata che l'Eurallumina non è più in grado di trattare o, meglio, di utilizzare nel ciclo produttivo sarebbe dovuta rimanere nel pozzetto dell'Enel, invece le pompe hanno continuato a marciare fino a far aumentare la pressione nelle condotte che hanno ceduto in due punti lasciando uscire quantità di inquinanti ancora da accertare. Sul posto sono arrivati carabinieri, gli uomini della guardia costiera, la guardia di finanza e i vigili del fuoco del distaccamento di Carbonia che hanno chiesto l'intervento dei colleghi del nucleo batteriologico. Con la fermata delle pompe nel pozzo di raccolta del cantiere Enel si è fermata la fuoriuscita di liquido ma il disastro ha cominciato ad estendersi in casa dell'azienda elettrica. Il dislivello tra il pozzo di raccolta delle acque e l'area dove insiste la fabbrica è una ventina di metri e, per il principio dei vasi comunicanti, nella zona bassa il liquido è continuato a sgorgare copioso bloccato da barriere di «tout venant» (un misto di ghiaie di cava) piazzate come diga. «Hanno fermato l'Eurallumina - ha denunciato il consigliere comunale Angelo Cremone - ma non hanno assunto alcun provvedimento per evitare questo disastro. Qui ci sono responsabilità pesantissime: da anni il ministero dell'Ambiente si diverte a imporre una bonifica delle falde sotterranee con il progetto «barriera fisica» dai costi insostenibili. In questo modo si sono lasciate le cose così come sono e ora abbiamo visto quali disastri si stanno provocando». Non sarà facile stabilire il tracciato percorso dall'acqua ma sicuramente ad inquinare la falda sono state tutte le fabbriche che hanno operato e continuano ad operare a Portovesme. E mentre si cercava di valutare l'entità del danno ambientale di ieri, a meno di 100 metri, le ruspe erano in azione per fermare l'incendio causato dalla combustione delle montagne di carbone dell'Enel.


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