Eurallumina, addio riapertura?
per un nuovo megaimpianto
in Cina, bauxite dalla Guinea
Eurallumina chiusa ma impegno di riapertura entro un anno. È questo l'annuncio-impegno che il Governo e il presidente della Regione Ugo Cappellacci hanno preso con i sindacati, all'atto della consueta concessione della cassa integrazione ai lavoratori. Come dubitare della riapertura a Portovesme, visto che l'impegno è stato mediato direttamente da Berlusconi col suo amico Putin? I dubbi c'erano da subito e restano. Ma ora ci sono novità che purtroppo rischiano di trasformare in certezza la chiusura definitiva di Eurallumina in Sardegna. Secondo quanto riferisce "Il Sole 24 Ore.it" in una notizia da Pechino, "UC Rusal, primo produttore mondiale di alluminio, sta valutando la realizzazione di un investimento in Guinea congiuntamente a China Power Investment Corporation che prevede la valorizzazione di una miniera di bauxite e la costruzione di un impianto di raffinazione: la notizia, anticipata dal South China Morning Post di Hong Kong è stata confermata da fonti del gruppo cinese".
Ma non basta, c'è un'informativa in parte diversa ma largamente coincidente, anche più allarmante e dettagliata, data da "greenreport.it" che potrebbe confermare l'inevitabile addio di Eurallumina in Sardegna, fuori da ogni ipotesi di riapertura dell'impianto di Portovesme per l'enorme impegno che la Uc Rusal ha assunto per un megaimpianto in Cina. Riportiamo integralmente quanto pubblicato sul quotidiano on line. "Oggi, la Russian Aluminium (Uc Rusal) e la compagnia elettrica cinese China Power Investment Corporation (Cpi) hanno annunciato la creazione di una holding per la produzione di alluminio basata sullo sfruttamento di una miniera di bauxite-alluminio in Guinea, uno degli stati più poveri e politicamente instabili dell'Africa. La Uc Rusal realizzerà insieme alla Cpi una fabbrica di alluminio con una capacità produttiva di oltre 500 mila tonnellate nella provincia cinese di Qinghai che funzionerà grazie all'energia fornita dalla centrale idroelettrica del Fiume Giallo o Huang He, ce lo chiamano i cinesi. Il comunicato congiunto emesso a Mosca precisa che «Per suo conto, Uc Rusal accorderà a Cpi il diritto di associarsi al progetto di gestione di un complesso di bauxite-alluminio di una capacità che raggiungerà 2,8 milioni di tonnellate di minerale all'anno, in Guinea».
«Viene da chiedersi cosa ne sappia il debolissimo e corrotto governo di Conakry di tutto ciò e cosa ne sappia soprattutto il popolo della Guinea di questo accordo planetario sulle risorse del proprio Paese firmato a migliaia di chilometri di distanza. Quello che si sa è che la Uc Rusal, principale produttore mondiale di alluminio, deterrà il 49% del capitale della fabbrica cinese e la Cpi avrà la stessa percentuale del capitale della miniera guineana. La Guinea fornirà terra, risorsa, manovalanza a basso costo e bassissima protezione sociale. Secondo un comunicato della Rusal, "le due società formeranno un gruppo di lavoro incaricato di procedere all'auditing di questi progetti e preparare uno studio di fattibilità. I progetti devono essere terminati nel 2009. La Cina, uno dei più grandi fornitori e consumatori mondiali d' alluminio, offre delle prospettive eccezionali per le attività di Rusal. Il partenariato con la Cina ci permetterà di prendere parte alla modernizzazione del settore dell'alluminio in quel Paese". Magari, alla modernizzazione della Guinea russi e cinesi ci penseranno un'altra volta».