Tre anni in altalena sull'orlo del precipizio

Pubblicato il da sandro cherenti

                di Sandro Mantega

In altalena, avanti e indietro sull'orlo del baratro. Una doccia scozzese continua, ieri calda, oggi fredda, poi di nuovo calda prima di un getto ghiacciato. Vivere tre anni tra questi alti e bassi diventa un esercizio snervante. Anche perché le prospettive che si presentano all'alternarsti degli scenari sono drammaticamente agli antipodi: un posto di lavoro sicuro fino alla pensione oppure un futuro da disoccupati senza lavoro e senza stipendio e neppure uno straccio di cassa integrazione.I centosessantasei operai della Ila di Portovesme, residua pattuglia di un organico di duecentoventi, vivono da tre anni in questo frullatore continuo di speranze e delusioni. L'altalena è incominciata quando la gloriosa fabbrica di laminati di alluminio ha chiuso i capannoni e portato i libri in tribunale: fallita.Da allora il frullatore non si mai fermato, con dentro i lavoratori appesi a un filo sempre più sottile, ad inseguire una speranza sempre più labile. Periodicamente si è fatto avanti un imprenditore disposto, a parole, a rilevare fabbrica e operai per riavviare gli impianti. Speranze svanite. Alla stretta finale si sono eclissati non si sa né come né perché.Intanto partivano le lettere: centosessantasei raccomandate con ricevuta di ritorno e una comunicazione fotocopia: dal primo gennaio 2012 lei è licenziato. Ieri sono arrivati nuovi imprenditori. Sembra siano indiani: non vorranno mica comprarsi le macchine come hanno fatto con la Rockwool di Iglesias? Oggi se ne saprà di più.

Ma gli operai non si illudono: troppe volte dal frullatore della speranza è uscita solo amarezza.

 

 

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