Sulcis, l'incognita industria Eurallumina rischia il blocco
Non c'è pace per le industrie del Sulcis. A tornare sul piede di guerra ora sono gli operai di Eurallumina.
A un anno dalla chiusura della fabbrica, con la cassa integrazione inscadenza e l'ipotesi di un altro anno di blocco delle produzioni, annunciano iniziative di mobilitazione e i Confederali chiedono un incontro al ministero dello Sviluppo economico.
Gli operai dell'Eurallumina sono di nuovo sul piede di guerra.
A un anno dalla fermata della fabbrica per difficoltà legate al mercato, con la cassa integrazione in scadenza a fine marzo e l'ipotesi di un altro anno di blocco delle produzioni, i lavoratori non hanno intenzione di stare in silenzio. Anzi, annunciano nuove iniziative: martedì gli operai si incontreranno davanti ai cancelli dell'azienda e non è escluso che già da subito mettano in atto iniziative di protesta.
LA SITUAZIONE
Nell'ultimo incontro in Confindustria, i vertici aziendali avevano affermato chiaramente che non ci sono le condizioni per il riavvio, annunciando un altro anno di cassa integrazione.
Qualche giorno fa, però, i vertici della Rusal avevano parlato di «segnali di ripresa», annunciando un probabile aumento della produzione di allumina del 7 per cento.
Ma tra le raffinerie che saranno interessate alla ripresa non figura l'Eurallumina di Portovesme.
PREOCCUPAZIONE
«È una conferma ulteriore delle nostre preoccupazioni»,
dice Sergio Murenu, delegato della Filcem Cgil nella Rsu di fabbrica.
«Già l'ipotesi di un altro anno di cassa integrazione non è stata presa bene dai lavoratori.
Noi non possiamo subire in silenzio la proroga della cassa integrazione, abbiamo intenzione di far sentire la nostra voce perché è un prolungamento della fermata a scatola chiusa, senza prospettive concrete e senza una data di riavvio».
MALUMORE
Il malumore è palpabile tra i dipendenti diretti dell'Eurallumina, e ancora di più tra i lavoratori degli appalti che subiscono in modo ancora più pesante le conseguenze della fermata.
Sono 700 i lavoratori interessati e l'ipotesi di un altro anno di cassa integrazione lascia l'amaro in bocca.
«L'incontro che si sarebbe dovuto svolgere al ministero entro dicembre dovrebbe essere convocato entro la prima metà di marzo»,
dice Fabio Enne, segretario della Cisl del Sulcis.
«Ci darà modo di verificare una serie di questioni che dovrebbero cambiare lo scenario, ad esempio una diversificazione della produzione di allumina.
Ma è necessario che le amministrazioni locali affrontino una volta per tutte la questione del bacino».
I NODI
Sono diversi gli argomenti da definire nel caso Eurallumina e tutti punti che fanno parte del protocollo d'intesa sottoscritto tra azienda e Governo a marzo 2009.
Ora le organizzazioni sindacali premono per un nuovo incontro al ministero dello Sviluppo Economico, per fare il punto della situazione e, ancora prima, chiederanno l'intervento del comitato interassessoriale della Regione.
I SINDACATI
«Abbiamo perso tre mesi di tempo, avremmo già dovuto definire la questione del bacino dei fanghi rossi, almeno elaborare una posizione unitaria del territorio»,
dice Nino D'Orso, segretario della Femca Cisl del Sulcis.
«Invece, non si è nemmeno iniziato a discutere.
Sull'ipotesi di un altro anno di cassa integrazione, a questo punto ci aspettiamo un segnale da parte dell'azienda, ad esempio incrementando il numero dei lavoratori del presidio in stabilimento, oppure programmando interventi di manutenzione.
Insomma un segnale che riavvicini i lavoratori alla fabbrica».
Anche Mario Crò, segretario della Uilcem, chiede che si definisca la questione- bacino.
«Purtroppo lo scenario non è cambiato di una virgola, tutte le cose che l'azienda aveva chiesto sono rimaste sulle carta, ancora da definire», dice: «c'è da augurarsi che si definisca al più presto la questione del bacino dei fanghi rossi, indispensabile per parlare di riavvio.
Sappiamo che la Provincia ci sta lavorando.
Per quanto riguarda le prospettive dello stabilimento, se il riavvio sarà programmato per l'inizio del 2011 già da giugno dovrebbe vedersi qualche movimento all'interno dello stabilimento».
ANTONELLA PANI