Alcoa, raggiunto l'accordo: "Sei mesi per una soluzione"

Pubblicato il da sandro

L'Alcoa non chiuderà lo stabilimento di Portovesme almeno per sei mesi e ritirerà la cassa integrazione. E' questa la soluzione ponte trovata a Roma nel vertice tra azienda, Governo, Regione e sindacati. La produzione sarà assicurata sino ad agosto. Il governatore sardo Cappellacci parla di "passo avanti importante", moderatamente soddisfatti anche i sindacati

di GIiulio  Zasso

ROMA Sei mesi d'ossigeno, un patto che rinvia ad agosto i giorni delle decisioni finali. Alcoa accetta la proposta del Governo e rilancia la lavorazione dell'alluminio a Portovesme (e a Fusina), bloccando il piano di cassa integrazione.

Nessuna soluzione definitiva, ma c'è almeno lo spiraglio: per ora la multinazionale americana conferma la sua azione in Italia, allontanando lo spettro della chiusura.

La palla passa ora a Bruxelles:

la Commissione europea dovrà dare il via libera al decreto legge sull'energia (già approvato dal Senato).

Si ipotizza una risposta entro fine marzo. Ad aprile, ancora un vertice romano per analizzare la nuova situazione.


DOCUMENTO UNITARIO

Alle 22 e 40, poco più di due ore dopo l'inizio della riunione, arriva il documento unitario.

C'è la firma del Governo, di Alcoa, della Regione, dei sindacati: «Gli stabilimenti di Portovesme e Fusina rimarranno operativi», perché «Alcoa ha accolto l'invito del Governo a procedere per sei mesi ad assicurare la continuità e la capacità produttiva dei propri impianti in Italia». Ad agosto il nuovo confronto, alla luce della messa a regime delle norme sull'energia.

La multinazionale resta sul vago:

«Alcoa farà una verifica che terrà anche conto dell'evoluzione del mercato».


ACCORDO PONTE

Nel frattempo l'azienda si impegna a garantire «il ritiro della domanda di cassa integrazione, la manutenzione e il mantenimento degli impianti e gli approvvigionamenti».

I sindacati, a loro volta, assicurano «l'ordinario svolgimento del lavoro e la consegna dei prodotti».


LA RIUNIONE

Il nuovo round a Palazzo Chigi comincia alle 20 e 20.

Presente ancora una volta in forze il Governo, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, i ministri dello Sviluppo economico Claudio Scajola, del Welfare Maurizio Sacconi e della Funzione pubblica Renato Brunetta.

La minidelegazione dell'azienda è guidata dal capo del ramo italiano Giuseppe Toja.

Per la Regione ci sono il governatore Ugo Cappellacci, gli assessori Giorgio La Spisa (Programmazione) e Sandro Angioni (Industria) e il presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo.

Al tavolo, anche tutti i livelli delle rappresentanze sindacali, più i sindaci del Sulcis.

C'è poi il presidente dell'Autorità per l'energia Alessandro Ortis.


CAUTO OTTIMISMO

Alla fine della riunione Sacconi sottolinea che «è stato avviato un lavoro che va nella giusta direzione», anche perché «sono fiducioso sull'approvazione del decreto energia» a Bruxelles.

Scajola si sofferma sullo «sforzo eccezionale» del Governo, che «ci consente di guardare con qualche fondamento in più a un futuro dell'Alcoa in Italia».


LA NOTA DI ALCOA

L'esito dell'incontro soddisfa il colosso di Pittsburgh: «Ringraziamo il Governo, le istituzioni, i sindacati e i propri dipendenti», sottolinea John Thuestad, presidente mondiale della produzione, «per l'impegno che ha permesso di ottenere questo risultato».


LA REGIONE

Cappellacci si dice «moderatamente ottimista», sottolineando che «sono stati compiuti passi avanti notevoli».

Per il governatore «è cambiato soprattutto l'atteggiamento di Alcoa rispetto ai confronti precedenti e questo ci può far ben sperare per il futuro».


SINDACATI ALL'ERTA

Il leader della Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi ricorda che la «vertenza non è ancora chiusa», perché Alcoa «si è guardata bene dal chiarire che cosa farà effettivamente tra sei mesi».

La parte buona: «Per ora è stata almeno allontanata dalla testa dei lavoratori la spada di Damocle della cassa integrazione».


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