Sogno svanito dopo 15 anni

Pubblicato il da sandro cherenti

 Ascesa e crisi della fabbrica della lana di roccia

     di Davide Madeddu

L'industria al posto della miniera. Era nata così, a cavallo tra il 1995 e il 1996, la prima fabbrica di lana di roccia della Sardegna. «Si chiamava Lana di roccia Spa - ricorda Francesco Carta, segretario della Filctem del Sulcis Iglesiente - ed era controllata dalla Progemisa e dall'Ente minerario sardo». Un'azienda a capitale pubblico, nata con i fondi della legge 221 per la riconversione delle attività minerarie, che aveva assunto i lavoratori provenienti dalle aziende satelliti dell'Emsa: dalla Bariosarda alla Miniere Iglesiente. «Nella maggior parte dei casi - prosegue Carta - sono stati inseriti coloro che lavoravano alla Bariosarda, poi sono arrivati gli altri lavoratori anche perché l'avvio dell'attività produttiva aveva finito per coincidere con la cessazione dell'attività estrattiva». Per vedere qualche cambiamento nell'azienda che nella zona industriale di Iglesias occupava tra diretti e indiretti quasi 240 persone (120 dipendenti e altrettanti degli appalti e servizi) era stato necessario aspettare qualche anno, quando la società era stata rilevata da un gruppo di privati. «Nel 2001 lo stabilimento è diventato di proprietà della Rockwool - prosegue il sindacalista - e aveva continua a lavorare e produrre»

La svolta negativa è avvenuta otto anni dopo, nel febbraio del 2009, quando la Rockwool ha annunciato la cessazione della produzione manifestando l'intenzione di di voler smobilitare per delocalizzare. Per i lavoratori è scattata la cassa integrazione e, di pari passo, sono partite le prime proteste. Nell'aprile del 2010 i lavoratori hanno sistemato in presidio permanente davanti all'ingresso della miniera di Campo pisano. All'inizio dell'anno la cooperativa sociale San Lorenzo di Iglesias ha acquistato il capannone di Sa Stoia con un progetto per la produzione di materiale per la bioedilizia di qualità. Ma i lavoratori non sono più tornati a lavoro.
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