Veltroni: parlerò con Letta e Romani
Conclude dicendo che «un grande Pd è possibile», il che è un po' come dire che un altro Pd è possibile, diverso da quello che c'è. Walter Veltroni ammette, così, che la creatura da lui immaginata non ha soddisfatto le attese. L'atto di fiducia in un grande Partito democratico sigilla la giornata cagliaritana di colui che, dei democratici, fu il primo leader: trionfante nelle primarie del 2007, travolto dalla sconfitta di Renato Soru nel 2009. E fin dall'inizio la visita di Veltroni rievoca la campagna elettorale di due anni fa: la prima tappa, appena atterrato a Cagliari, è in via Roma, davanti al Consiglio regionale, con gli attendati dell'Eurallumina che gridano e invocano, come allora, «lavoro, sviluppo, occupazione».
CON GLI OPERAI
Non ce ne sarebbe bisogno, ma loro gli ricordano di averlo già incontrato in quell'occasione: «Non è cambiato nulla», protesta Francesco Garau, sindacalista Cgil, «il Governo non rispetta gli impegni. È stato fissato un incontro il 31 marzo: ma non molliamo il presidio qui, anzi forse lo estenderemo a Roma. E a te - dice a Veltroni - chiediamo un impegno».
«Parlerò sia con Gianni Letta che col ministro dello Sviluppo economico, Romani, che non è disattento come i suoi colleghi», promette di rimando l'ex segretario democratico. Per poi ricordare le promesse piovute in quella campagna elettorale vinta da Ugo Cappellacci: «Sono seguiti due anni di governo molto deludenti», prosegue Veltroni, riannodando il filo della nostalgia per la giunta di centrosinistra.
L'ASSEMBLEA
Un sentimento che domina l'incontro pubblico all'hotel Mediterraneo, aperto (e curato nell'organizzazione) dalla parlamentare Caterina Pes: «Soru aveva ottenuto un successo sulla vertenza entrate, che oggi invece la Regione difende ambiguamente». Anche il segretario regionale Silvio Lai fa riferimento a «quel progetto per la Sardegna interrotto anche per responsabilità di tutti noi: io per primo mi assumo le mie». Per rilanciarlo serve un Pd che «esca dal correntismo esasperato senza perdere in pluralismo».
Concetti simili a quelli espressi da Renato Soru, che prende la parola prima di Veltroni e dopo una serie, forse troppo lunga, di testimonianze di sindaci, studiosi, giovani (applauditissimo Emanuele Deiana, sindaco di Bortigiadas, astro nascente del Pd sardo). Anche l'ex governatore riparte dalla propria sconfitta, «ma il difficile - avverte - è rialzarsi e tornare a vincere: noi lo faremo, ma c'è bisogno di tutto il Pd, unito. Nessuno vuol fare giri di valzer per sostituire gambe di un tavolo traballante», dice alludendo alle voci di nuove maggioranze interne: «Bisogna mettere al centro le cose di merito, il progetto». C'è da reagire a «una giunta così inesistente che nessuno va più a protestare davanti alla sua sede: vanno in Consiglio», ironizza Soru. «E per fare questo vale la pena continuare a impegnarsi e stare assieme».
IL LEADER È un assist per le conclusioni veltroniane, che rilanciano la sfida del Pd: «E la sfida passa anche dalla possibilità di far vincere Massimo Zedda a Cagliari» (poco prima il candidato sindaco era intervenuto per ribadire di voler portare «discontinuità rispetto alla conservazione, al dominio delle vecchie camarille: associazioni familistiche ferme alle solite 3 M, mattone, medicina e massoneria»).
«Questa è una bella serata», riprende Veltroni, «in cui sembra di vedere il Pd che sognavo, non violentato da appartenenze correntizie». Parla di Libia («la comunità internazionale ci ha messo anche troppo a capire che doveva assumersi la responsabilità di fermare i massacri di civili»), di nucleare («il Governo lo ha messo su un binario morto, non si farà alcuna centrale»). Ma soprattutto, appunto, di Pd.
«Sì, il berlusconismo è alla fine: ma si dice dal '95», sorride. «Finirà davvero quando crescerà un'alternativa credibile, che appassioni gli italiani». Crearla è il compito dei democratici: «Scopo del nostro partito non sono le alleanze e neppure governare, ma cambiare questo Paese. Se sapremo diventare la grande forza riformista di cui l'Italia ha bisogno, anche questo sarà possibile».
GIUSEPPE MELONI