Riflessione di un lavoratore
Ritengo sia venuta meno quella cultura di partecipazione responsabile e solidale alla vita sociale della nostra fabbrica.
Parto da questo presupposto, perché da almeno un anno e mezzo assistiamo passivamente ad un comportamento che all’interno della RSU è quantomeno imbarazzante, un’isola felice chiusa e ripiegata su se stessa.
Questo fa a pugni con lo spirito di aggregazione che questo istituto deve avere e da cui non può prescindere. Non è difficile intuire dove va a parare la mia considerazione, ma trovo che bisogna avere il coraggio di denunciare apertamente questo comportamento perché si superino questi personalismi, che altro non fanno che consegnare ai più giovani una società che non assomiglia molto a quella ricevuta dai nostri padri che a loro volta sono stati protagonisti attivi ieri.
Lavoro in fabbrica tanto tempo quanto basta per rivendicare un sindacato che superi queste divisioni e non mi riferisco all’accordo del 28 giugno, che dovrebbe chiudere la stagione delle divisioni all’interno della triplice, ma alla la necessita di superare, cosa peraltro non impossibile, la diversità di opinioni all’interno della stessa categoria, cercando appunto di allargare le maglie del confronto.
Credo che si debba ripartire da qui, senza riempirsi la bocca di populismo spicciolo e poi magari buttare il bambino con l’acqua sporca.