Portovesme srl, più soldi per i 150 cassintegrati
Meno cassa integrazione per i lavoratori del ciclo piombo alla Portovesme srl: all'orizzonte c'è un altro anno di ammortizzatori sociali per 150 operai, ma i disagi economici saranno meno pesanti grazie ad una maggiore rotazione della cassa integrazione e agli effetti dei corsi di formazione che dovrebbero incominciare dopo Pasqua.
L'accordo per la nuova formula della cassa integrazione è stato firmato da Rsu e Portovesme srl, e ieri è stato illustrato ai lavoratori durante un'assemblea in fabbrica.
«Non avremo pace fino a quando anche l'ultimo lavoratore non rientrerà dalla cassa integrazione e tutti gli impianti saranno riavviati
- ha dichiarato Tore Cappai, delegato della Filctem nella Rsu di fabbrica
- ma l'accordo siglato con l'azienda è importante perché consente di limitare i disagi economici che già le famiglie hanno dovuto sopportare in quest'anno di ammortizzatori sociali».
SICMI
Tra le aziende d'appalto nel polo industriale di Portovesme, tornano alla carica i lavoratori della Sicmi Montaggi, 60 operai in cassa integrazione per la mancanza ormai cronica di commesse presso le grandi fabbriche.
«Ci risulta che aziende esterne al territorio stiano abbattendo i costi degli appalti a livelli tali da rendere dubbio il rispetto del Contratto nazionale
- scrivono in un documemnto i delegati della Rsu, Pietro Marongiu, Gianluca Balbi e Andrea Lebiu
- e ci risulta anche che grosse multinazionali stiano assegnando appalti a costi orari che permettono una condizione lavorativa fuori dai minimi contrattuali. Chiediamo che alla Sicmi Montaggi venga riconosciuto il diritto di concorrere agli appalti e che si tengano sotto controllo le condizioni salariali e di sicurezza delle concorrenti».
Gli operai annunciano imminenti iniziative di protesta.
COSACEM
Prosegue la battaglia della Cosacem per il recupero del credito maturato durante un lavoro eseguito in subappalto alla Saras.
«Chiediamo alle istituzioni, Prefettura e Regione di convocare tutti gli attori per trovare una soluzione».
ANTONELLA PANI