Portovesme: protesta alla Sicmi, indennità in ritardo
Sono in cassa integrazione da quasi un anno, ma vogliono la certezza che gli ammortizzatori sociali saranno rinnovati e che non ci siano più ritardi nel pagamento degli assegni, al momento l'unica fonte di sostentamento:
i 60 dipendenti della Sicmi sono sul piede di guerra e annunciano azioni di protesta per avere garanzie e certezze. «Con l'indennità di cassa integrazione è già problematico, praticamente impossibile, arrivare alla fine del mese - dice Gianluca Balbi, delegato della Fiom-Cgil - se poi ci sono dei ritardi nella liquidazione degli assegni subentra la disperazione».
Un assillo, quello della cassa integrazione, che nel Sulcis riguarda più di duemila lavoratori:
persone che nel giro di poco tempo passano dalla certezza del lavoro, magari a tempo indeterminato, al limbo degli ammortizzatori sociali, dove bisogna gestirsi la vita con 800 euro al mese.
«Oltre al problema dei ritardi nella liquidazione - dice Balbi - c'è anche la nostra paura per la scadenza della cassa integrazione, prevista per maggio.
Probabilmente dopo ce la rinnoveranno, ma l'iter è sempre molto lungo e, se non si comincia per tempo, corriamo il rischio di rimanere qualche mese scoperti in attesa che si perfezioni l'iter.
Siccome siamo tutti padri di famiglia, non vogliamo neanche prendere in considerazione un'ipotesi del genere».
Mutui da pagare, scadenze improrogabili, oltre alle normali spese: sono tantissime le famiglie che fanno i salti mortali per farsi bastare l'assegno di cassa integrazione, sperando che l'incubo degli ammortizzatori sociali si dissolva al più presto.
La stessa sorte che è toccata ai lavoratori della Sicmi: un'azienda degli appalti, che gravitava intorno alle grandi aziende di Portovesme.
Poi improvvisamente è scoppiata la crisi, acuta e senza precedenti, e le commesse di lavoro hanno cominciato a scarseggiare, fino a finire del tutto.
Scontata la decisione di attivare la cassa integrazione per tutti i dipendenti, che ora però pretendono garanzie.
ANTONELLA PANI
i 60 dipendenti della Sicmi sono sul piede di guerra e annunciano azioni di protesta per avere garanzie e certezze. «Con l'indennità di cassa integrazione è già problematico, praticamente impossibile, arrivare alla fine del mese - dice Gianluca Balbi, delegato della Fiom-Cgil - se poi ci sono dei ritardi nella liquidazione degli assegni subentra la disperazione».
Un assillo, quello della cassa integrazione, che nel Sulcis riguarda più di duemila lavoratori:
persone che nel giro di poco tempo passano dalla certezza del lavoro, magari a tempo indeterminato, al limbo degli ammortizzatori sociali, dove bisogna gestirsi la vita con 800 euro al mese.
«Oltre al problema dei ritardi nella liquidazione - dice Balbi - c'è anche la nostra paura per la scadenza della cassa integrazione, prevista per maggio.
Probabilmente dopo ce la rinnoveranno, ma l'iter è sempre molto lungo e, se non si comincia per tempo, corriamo il rischio di rimanere qualche mese scoperti in attesa che si perfezioni l'iter.
Siccome siamo tutti padri di famiglia, non vogliamo neanche prendere in considerazione un'ipotesi del genere».
Mutui da pagare, scadenze improrogabili, oltre alle normali spese: sono tantissime le famiglie che fanno i salti mortali per farsi bastare l'assegno di cassa integrazione, sperando che l'incubo degli ammortizzatori sociali si dissolva al più presto.
La stessa sorte che è toccata ai lavoratori della Sicmi: un'azienda degli appalti, che gravitava intorno alle grandi aziende di Portovesme.
Poi improvvisamente è scoppiata la crisi, acuta e senza precedenti, e le commesse di lavoro hanno cominciato a scarseggiare, fino a finire del tutto.
Scontata la decisione di attivare la cassa integrazione per tutti i dipendenti, che ora però pretendono garanzie.
ANTONELLA PANI
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