Popolo sardo provoca lo strappo tra sindacato e istituzion

Pubblicato il da sandro

La grande manifestazione per costruire un futuro di sviluppo in Sardegna è fissata per la seconda metà di gennaio, ma l'assemblea del popolo sardo provoca lo strappo tra sindacato e istituzioni. Dopo i richiami all'unità di Cgil, Cisl e Uil ieri alla Fiera, l'infuocato botta e risposta tra il presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo e i Confederali ha acceso i toni del confronto sul metodi anti-crisi. IL RICHIAMO DEL PRESIDENTE Per la Lombardo «l'iniziativa nasce viziata da un errore». Quale? «Se gli organizzatori hanno pensato di unire i sardi in un grande movimento di opinione per avviare una fase di grandi riforme escludendo l'unico organo deputato ad attuarle, il Consiglio regionale, hanno preso un abbaglio». Insomma, la massima assise regionale non abdicherà dal suo ruolo: «Non è pensabile che parti della società possano ritenere di sostituirsi a all'assemblea». Del resto, «le stesse modalità previste dalla Costituzione e dallo Statuto di autonomia per la revisione della carta statutaria bollano come velleitaria e con profili di illegittimità costituzionale qualsiasi iniziativa ad escludendum di organi deputati della Regione». Conclusione: «Se davvero il fine è quello di pervenire alla riforma fondamentale delle nostre istituzioni e del patto con lo Stato, per dare alla Sardegna una dimensione nuova con l'attribuzione del massimo della sovranità possibile per una reale autonoma determinazione dei sardi, l'unica strada resta quella del diretto coinvolgimento del Consiglio». LA REPLICA DEI SINDACATI A stretto giro di posta la
replica dei leader confederali: «Nessuno ha pensato di sostituirsi al Consiglio regionale o di chiederne l'abdicazione. Abbiamo semplicemente rafforzato», hanno detto i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, «un'idea diffusa nella società sarda, e cioè che le modifiche allo Statuto, devono passare attraverso un'ampia partecipazione popolare. Appare quindi esagerata la presa di posizione del presidente Lombardo che dovrebbe invece accogliere positivamente l'avvio di una nuova stagione di riforme che vedrà protagonista indispensabile il Consiglio». LE REAZIONI Per il segretario del Pd Silvio Lai, «l'assemblea del popolo sardo è un punto fermo da cui chiunque voglia discutere del destino sociale economico e politico non può prescindere». Il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, è d'accordo «sulla promozione di un clima di coesione sociale. Per quanto riguarda la proposta di un'assemblea costituente, però, non ci sono i tempi. Dobbiamo però darci nuove regole per la riscrittura dello Statuto». Per Roberto Deriu, presidente dell'Ups (l'unione delle province) «non è il momento della politica paludosa che cerca soluzioni macchinose. Dobbiamo essere imprudenti per arrivare a decisioni veloci che risolvano i problemi». LA GIORNATA Non sarà uno sciopero. Cgil, Cisl e Uil l'hanno sottolineato dal palco della Fiera. La manifestazione di gennaio a Cagliari servirà per inaugurare una nuova stagione di riforme. E quindi: chiedere la riscrittura dello statuto autonomistico e un nuovo piano di rinascita. Per dirla con le parole dei leader di Cgil, Cisl e Uil, Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca, sarà un modo civile «per fare in modo che i 150 mila sardi disoccupati e senza tutele possano avere un futuro». A cominciare dal lavoro: «Siano i sardi a fissare i cinque punti principali», hanno detto i leader sindacali, «per gettare le fondamenta del loro futuro». L'ASSEMBLEA Il grande assente (per motivi di salute) è stato il governatore Ugo Cappellacci. Alla notizia qualche fischio, prima delle precisazioni del suo portavoce, Alessandro Serra: «Il presidente Cappellacci, suo malgrado, ha dovuto rinunciare. Spiace che una sparuta minoranza, sicuramente non rappresentativa né dell'assemblea né tanto meno dello spirito del popolo sardo abbia dato luogo a una contestazione di parte». Cappellacci, in verità, aveva anche preparato un documento. In conclusione esprimeva un auspicio: «Dobbiamo continuare nutrire il massimo della fiducia nelle nostre capacità per reagire positivamente a un quadro che oggi appare negativo, ma che nell'immediato futuro potrà trasformarsi nell'inizio di una fase di rilancio». Dal palco, l'assessore al Lavoro Franco Manca ha ricordato che «la concertazione va avanti per cercare con i sindacati un percorso comune, soprattutto sulle questioni legate al piano di sviluppo». LA PLATEA Mille, forse milleduecento hanno gridato la loro fame di lavoro. Disperazione e rabbia. Ieri alla Fiera di Cagliari c'erano gli operai dell'Alcoa. Ma anche quelli di Eurallumina e della Rockwool dal Sulcis. Non poteva mancare la delegazione della Vinyls dal polo chimico di Porto Torres. E poi politici: meno i big del centrodestra, ma c'era l'ex presidente della Regione, il deputato Mauro Pili, più numerosi quelli del centrosinistra, a cominciare dal capogruppo Mario Bruno. Nel suo intervento, il presidente di Confindustria Massimo Putzu ha chiesto a tutti uno sforzo di prospettiva: «Governo e Regione devono mettere in campo tutte le iniziative possibili per salvare l'industria sarda».

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