No alla Sardegna senza buona politica
di Efisio Arbau
Oggi il consiglio provinciale per approvare un ordine del giorno proposto dall'associazione delle province: "No all'Italia senza le province". Insomma, mentre il mondo reale brucia, la politica virtuale discute di se stessa cercando per l'ennesima volta di autoassolversi.
Ho la tentazione di non perdere tempo, e, dedicandomi ad altro, non confondermi con chi ha voglia di giocare a questo disdicevole gioco distinto e distante dal mondo reale. Poi però penso al fatto che sono stato eletto con un mandato specifico (contestare e riformare il sistema) e forte del fatto che non costerò un euro alla nostra comunità (al netto, naturalmente, degli interessi del mio studio legale), credo di non potermi permettere di abdicare al ruolo.
Sulle province ho scritto da tempo, anche in tempi non sospetti, per sostenere che i consigli provinciali non hanno senso di esistere e che risulta utile che un ente di secondo livello di coordinamento guidato dai sindaci (a costo zero) sia previsto in un codice delle autonomie locali della Sardegna. Anche per questo sono tra i promotori dei quesiti referendari che se approvati dai cittadini in primavera porterà all'abolizione (più o meno immediata) delle province.
Ma se domani riuscirò a prendere la parola proporrò altro: costruire nell'immediato un modello di governo veloce e pratico a favore della nostra comunità e vicino ai cittadini che manifestano e protestano.
Ottimista, forse anche troppo, ma il pessimismo lo lasciamo ai "mandroni".