Marcia indietro per la ex Ila
È andata a monte la trattativa per la vendita della ex Ila di Portovesme: la notizia è stata comunicata ieri ai sindacati. «A quanto pare la società che aveva manifestato un certo interessamento per la Ila si è ritirata dalla trattativa - dice Fabio Enne, segretario della Cisl - alla base della decisione ci sarebbero motivazioni varie. Ma, a questo punto, per tutti deve essere prioritario dare risposte certe ai lavoratori».
Da più parti si riteneva che l'Almeco fosse l'ultima chance per il rilancio della Ila, una fabbrica ferma da due anni, con 189 dipendenti in cassa integrazione. Gli impianti senza manutenzioni e il mercato in continua evoluzione: questo lo scenario non certo positivo in cui si trova la fabbrica di laminati. Tutte considerazioni che possono aver avuto un peso notevole nella decisione di Almeco. Anche perché non si sarebbero concretizzate alcune ipotesi perorate dalla società. «Dobbiamo pensare ai lavoratori - dice Enne - per 60 di loro c'è la possibilità di utilizzare l'accompagnamento alla pensione; per tutti gli altri dobbiamo pensare ad una soluzione. È inutile continuare a perdere tempo». Non è la prima volta che aziende ed imprenditori mostrano interesse per la ex Ila, ma mai si è concretizzato in una vera e propria offerta d'acquisto. Intanto, oltre alla doccia fredda per la rottura delle trattative, c'è un'altra patata bollente da affrontare: il 31 luglio scade la cassa integrazione per i 189 lavoratori e ancora deve essere attivato il tavolo per il rinnovo degli ammortizzatori sociali. E di certo, ora che è naufragata la possibilità di un riavvio a breve, non si tratterà di cassa integrazione straordinaria bensì di cassa integrazione in deroga, che comporterà tra l'altro una riduzione del 10 per cento dell'assegno Inps. Con il fallimento della trattativa per Ila svanisce ovviamente anche il sogno di inserire nella trattativa la Sms, ex Ali di Iglesias.
ANTONELLA PANI