Ex Ila, rischio licenziamenti

Pubblicato il da sandro

L'Almeco non compra, la fabbrica non riparte

Saltata la trattativa con l'Almeco per la cessione della fabbrica di laminati della ex Ila adesso i sindacati sono preoccupati per la sorte dei 190 dipendenti, Fra un mese scade, infatti, la cassa integrazione e c'è il rischio che perdano il posto.

DSC0540Una questione di soldi, ma non solo. A far desistere l'Almeco, la società lombarda interessata alla fabbrica di laminati di alluminio della ex Ila di Portovesme che si è ritirata dalle trattative, non sarebbe stato soltanto il prezzo per l'acquisto della fabbrica, 8 milioni di euro giudicati eccessivi. Un ruolo determinante l'avrebbe avuto anche l'impossibilità di stabilire una sinergia con le altre attività del polo industriale, dove ogni fabbrica marcia per proprio conto. Queste sono le motivazioni che la società (300 dipendenti, sedi sparse per il mondo e 100 milioni annui di fatturato) ha indicato alla Sfirs, che ha seguito tutta la partita per motivare lo stop alla trattativa.


LA TRATTATIVA 

Solo qualche settimana fa il presidente dell'Almeco aveva visitato la fabbrica, ferma da due anni e all'asta con una procedura fallimentare, esprimendo apprezzamento per alcune linee produttive della Ila. Una notizia che aveva riacceso le speranze dei lavoratori. Martedì sera, però, è arrivata l'ennesima doccia fredda: l'Almeco si ritira dalle trattative. Per la Ila, e soprattutto per i 189 dipendenti, è tutto da rifare. Con uno spettro che incombe: il 31 luglio scadono gli ammortizzatori sociali e ancora non è iniziato l'iter per il rinnovo. 
Cosa ne sarà della fabbrica? Una domanda a cui oggi è ancora più difficile rispondere, anche perché piazzare uno stabilimento fermo e improduttivo si sta rivelando un'impresa ardua, quasi da missione impossibile. «Dobbiamo riprenderci da questa doccia fredda e mettere al riparo i lavoratori - dice il segretario della Cisl, Fabio Enne - per quelli che ne hanno i requisiti, circa 60, si può pensare alla mobilità lunga verso la pensione. Per tutti gli altri si devono trovare forme di ricollocazione: penso all'Agenzia del Lavoro che si sta istituendo a livello regionale, agli enti locali e alle possibilità che potrebbero offrire tutti i progetti di bonifica che dovrebbero interessare questo territorio».


I LAVORATORI

 Insomma, la priorità sono i lavoratori. Ma ci sono anche altre considerazioni: quella con l'Almeco non è la prima trattativa ad andare a monte nella tormentata ricerca di un acquirente per la Ila. «Le responsabilità sono tutte in capo alla Regione, che non è capace di attirare un imprenditore del settore o di incentivare un consorzio di imprenditori sardi - è il parere di Roberto Puddu, segretario della Cgil - a questo punto la Regione deve farsi carico direttamente delle manutenzioni e del riavvio, e poi una volta riammodernata la fabbrica e rimessa in carreggiata, metterla in vendita». Il forfait di Almeco è visto da molti come un de profundis per le speranze di ripresa produttiva della Ila, anche perché il tempo scorre e gli impianti devono fare i conti con la mancanza totale di manutenzioni.


L'ALCOA

 «Io penso che quella fabbrica abbia ancora una chance, ad esempio chiamando in causa l'Alcoa visto che la Ila fa sempre parte della filiera dell'alluminio - propone Mario Crò, segretario della Uil - la multinazionale americana potrebbe giocare un ruolo fondamentale, penso anche ad una collaborazione con le istituzioni, nel rilancio della fabbrica. Farla ripartire al più presto è la cosa essenziale». Se il Sulcis non vuole perdere un altro pezzo di industria.


ANTONELLA PANI


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