Ma così si spengono le industrie del Sulcis

Pubblicato il da sandro cherenti

   Sandro Mantega

Una decina di anni fa, in occasione di una delle sue visite a Portovesme, il direttore di Alcoa-Europa Giuseppe Toia aveva decantato le lodi dello stabilimento sardo rivelando che la multinazionale era disponibile a investire massicciamente raddoppiando gli impianti, la produzione e l'occupazione. Toia Aveva posto un'unica condizione: avere la garanzia che nei venti anni a venire il costo dell'energia sarebbe rimasto più o meno stabile. La garanzia non è arrivata, gli investimenti pure. È avvenuto di peggio: L'Unione europea ha chiamato l'Alcoa a risarcire gli sconti degli anni passati. Una bolletta retroattiva di 300 milioni di euro.
Sotto schiaffo non c'è soltanto l'Alcoa. Anche l'Eurallumina è nel mirino della Commissione europea per gli aiuti connessi alla fornitura dei carburanti. L'energia nel polo industriale del Sulcis costa di più, molto di più che nel resto dei mercati europei ed è sempre stata la spina nel fianco delle industrie energivore di Portovesme. Una soluzione si era intravista in passato con la gassificazione del carbone del Sulcis: miniere privatizzate, estrazione a pieno ritmo e energia a basso costo per le industrie. Il progetto è stato affossato mente decollava quello della Starlux di Sarroch. Il progetto di sfruttare il carbone è tornato alla ribalta: una centrale a recupero di anidride carbonica. Come sempre, quando si parla di carbone, il progetto arranca tra rinvii e ritardi. Intanto la Commissione europea incalza, l'Eurallumina è sempre chiusa e l'Alcoa annuncia conti in profondo rosso anche per il 2012. È così che il caro-energia rischia di spegnere le industrie del Sulcis.

 

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