La vigilia in attesa del miracolo di Natale
È probabilmente l'ultimo treno per la Ila di Portovesme e per i 166 operai che fino a tre anni fa lavoravano nella fabbrica di laminati d'alluminio. Dopo una teoria di aste deserte, di fragili manifestazioni d'interesse, di intenzioni sfumate alle prime verifiche, si è aperta una possibilità per evitare che la fabbrica diventi un cumulo di ferraglia arrugginita senza valore.
L'imprenditore che è sceso in campo con un'offerta di acquisto che viene giudicata congrua, non è sbarcato dalla Penisola ma è un sulcitano doc. Arriva da Iglesias, nel Sulcis è cresciuto dal punto di vista imprenditoriale, ne conosce la realtà fin nei minimi dettagli. Sa come muoversi, sa con chi avrà a che fare. E questo gioca a suo favore e, anzi, rappresenta il valore aggiunto che rafforza l'offerta di rilevare la fabbrica decotta per rimetterla in sesto sottraendo 166 padri di famiglia alla frustrazione della cassa integrazione.
L'offerta è al vaglio dei curatori e del giudice che si stanno occupando del fallimento. Saranno loro a decidere se è accettabile e se il piano industriale che l'accompagna è attendibile. I lavoratori non si fanno troppe illusioni, ma stavolta hanno qualche speranza in più. E non potrebbe che essere così. Quell'offerta è probabilmente l'ultima possibilità per salvare il posto di lavoro. Se dovesse essere rigettata, fra una settimana si aprirebbe il baratro del licenziamento collettivo.
Questo pomeriggio avranno una prima risposta, potrebbe essere per altri 12 mesi di cassa integrazione. Non è un lavoro ma per per 166 famiglie quello sarebbe il “miracolo di Natale”.