Ecco come riaccenderemo la Ila»
Parla Ninetto Deriu, l'imprenditore candidato a rilevare la fabbrica
Lo stabilimento della Ila non verrà smantellato ma sarà riattivato per produrre laminati di
alluminio. È il progetto dell'imprenditore che ha chiesto di rilevarlo.
di Sandro Mantega
PORTOVESME Lo stabilimento della Ila, prestigiosa fabbrica di laminati scivolata nel baratro del fallimento (bancarotta, per la Procura, che ha messo sotto inchiesta gli ex amministratori) è a neppure duecento metri. Dalle finestre del suo ufficio Giuseppe (Ninetto) Deriu, titolare della Re. No. (duecento dipendenti con cantieri e appalti nel polo industriale) può scorgerne i tetti. Ma fra qualche giorno non dovrà soltanto limitarsi e guardare quelli. Con un'offerta di tre milioni di euro sull'unghia, questo imprenditore di Iglesias self made men , si è candidato a rilevare la fabbrica chiusa da quasi tre anni con 166 dipendenti parcheggiati in cassa integrazione.
È, per ora, un'ipotesi anche se molto consistente. Deriu, infatti, aspetta il via libera del giudice e del curatore fallimentare che devono valutare la sua offerta, l'unica con la quale si è chiusa l'asta. Con questa riserva Deriu accetta di parlare dei suoi piani per la Ila.
IL PROGETTO
Ebbene, il primo punto fermo è che la Ila non verrà smantellata. «Riaprirà, rimetteremo in moto i macchinari, richiameremo i dipendenti, continueremo a lavorare nel settore dei laminati di alluminio anche se differenziando la produzione e indirizzandoci verso settori dove la concorrenza non è così agguerrita». L'idea dell'imprenditore di Iglesias è quella di inserire la Ila in un progetto più ampio nel settore della cantieristica navale, un progetto già avviato visto che ha ottenuto la concessione di un pontile industriale a Portovesme e di un'area fronte porto.
I TEMPI
La ripartenza non sarà immediata. La fabbrica è chiusa e senza manutenzione da ben tre anni. Deriu spiega che «dovremo iniziare con la messa in sicurezza della fabbrica e, contestualmente con la revisione dei macchinari anche perché alcune linee andranno riconvertite per le nuove produzioni. Diciamo che ci servirà un anno, ma potremmo di finire anche prima».
I LAVORATORI
Già in questa prima fase il piano-Deriu prevede il rientro in fabbrica di un certo numero di dipendenti che andrà aumentando gradualmente mano a mano che procederanno i lavori. Verranno riassorbiti tutti i 166 ex dipendenti a parte quelli che potranno andare in pensione. Deriu ne è certo: «A regime l'occupazione potrebbe essere anche maggiore».
GLI INVESTIMENTI
Saranno cospicui anche se su questo tema l'imprenditore rimane sul vago. Però puntualizza che «sarà necessaria anche la collaborazione della Sfirs e della Regione».
Ultima curiosità: perché? Ninetto Deriu la spiega così: «Ho incominciato facendo l'operaio, il Sulcis mi ha dato molto, mi sento in dovere di restituire qualcosa alla mia terra, soprattutto in un momento di crisi come questo».