La triste Pasqua nella fabbrica della lana di roccia Lana di roccia, una Pasqua triste
Pasquetta: una giornata come tante dentro i cancelli della Rockwool di Iglesias. Alle 8 del mattino la squadra che trascorrerà l'intera giornata nello stabilimento arriva per dare il cambio ai 6 che vi hanno trascorso la sera e la notte di Pasqua. Le facce, degli uni e degli altri, non sono certo quelle di chi ha qualcosa da festeggiare, ma quando si incontrano in sala mensa lo scambio d'auguri è caloroso, autentico e sincero. Strette di mano, abbracci e pacche sulla schiena, fra operai che stanno condividendo uno dei momenti peggiori della propria vita, e sanno quant'è importante darsi coraggio a vicenda. «È un momento delicatissimo per la nostra vertenza - dice Massimo Piroddi - credo che per nessuno di noi potrà esserci un vero giorno di festa finché non sarà finita».
La mattina trascorre come sempre: gli otto lavoratori siedono in sala mensa e riprendono il filo delle discussioni che hanno animato l'assemblea di fabbrica nei giorni scorsi. Vertici, Governo, protesta, acquirenti, Regione, cassa integrazione. Le parole che più ricorrono sono le solite, i ragionamenti si susseguono e le proposte sono tante. Uno solo l'obiettivo: «Avere garantito il diritto al lavoro, e con esso un futuro per le nostre famiglie».
Prima di pranzo parte il consueto picchetto nello stabilimento, che stavolta, però, prosegue e si ferma per qualche tempo in un terreno attiguo, appena al di là della recinzione. Qui gli operai accendono il fuoco e sistemano la brace per arrostire un pezzo di capretto. Per qualche momento, anche in quest'angolo di deserto industriale iglesiente, si sente il profumo della festa.
La pasquetta di Massimo Piroddi, Stelio Puxeddu, Giorgio Melis, Antonello Onni, Ignazio Stara, Pierpaolo Cabiddu e Franco Floris, è tutta qui. Tutta in quel mezzo capretto arrostito insieme davanti alla fabbrica chiusa, e poi consumato in sala mensa insieme a un bicchiere di vino, brindando alla salute e al futuro che ancora non sembra voler regalare una speranza da coltivare.
Dopo pranzo una sigaretta nel piazzale, un altro giro intorno alla fabbrica e una partita a carte, in attesa degli operai a cui spetta il turno successivo, dalle 18 fino alle 8 del mattino dopo. «E' importante - ribadisce Piroddi - che la fabbrica venga presidiata giorno e notte. Se la Rockwool vuole abbandonarla, noi non ne abbiamo alcuna intenzione: è l'unica in Italia che produce lana di roccia. Speriamo se ne renda conto anche il Governo e decida di tutelarla come si deve».
PAOLO MOCCI