La morte di Simone? «Imprudenza»
Sotto accusa cinque dirigenti della società. Il Pm aveva chiesto la loro condannaLa tesi della difesa al processo contro i vertici dell'Eurallumina
Venerdì 30 settembre 2011Gli avvocati della difesa non hanno dubbi: sarebbe da attribuire all'imprudenza l'incidente nel quale aveva perso la vita Simone Medas, operaio «Nello stabilimento dell'Eurallumina la formazione degli operai in materia di sicurezza sul lavoro era curata in modo ineccepibile, in tanti anni nello stabilimento si verificarono solo due incidenti e nessuno con le modalità che portarono alle morte di Simone Medas». E ancora: «La condotta da parte dell'operaio fu imprevedibile e molto imprudente, nulla può essere imputato all'azienda».
LE ARRINGHE
È questa, in sintesi estrema, la linea difensiva seguita dai legali dei 5 imputati finiti sotto processo davanti al giudice monocratico di Cagliari per la tragedia avvenuta il 31 luglio di 4 anni fa nello stabilimento dell'Eurallumina di Portovesme, quando l'operaio di Iglesias, Simone Medas, rimase schiacciato tra dei tubi e una gigantesca pressa in movimento. Una tesi, quella della disgrazia, ribadita ieri dagli avvocati Patrizio Rovelli e Luigi Concas, dopo che alla scorsa udienza aveva parlato il loro collega Guido Manca Bitti.
L'ACCUSA
A conclusioni diametralmente opposte era invece giunto nella sua requisitoria il pm Emanuele Secci, il quale aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati: l'amministratore delegato dell'Eurallumina Vincenzo Rosino, il direttore Nicola Candeloro, il capo servizio dell'unità operativa ciclo Bayer Giorgio Pompei, il responsabile del servizio prevenzione Paolino Serra e il capo sezione unità operativa Bayer Diego De Vecchi. Per i primi tre il magistrato inquirente aveva sollecitato una pena di 3 anni e 4 mesi più tre mesi di arresto, mentre per Serra e De Vecchi aveva chiesto rispettivamente due anni di reclusione (più tre mesi di arresto) e un anno e otto mesi. Le accuse per loro vanno dall'omicidio colposo alla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul luogo di lavoro.
LA TRAGEDIA
Simone Medas aveva 29 anni quando, la mattina del 31 luglio del 2007, restò schiacciato tra la copertura dei giganteschi macchinari che estraggono l'allumina e alcuni tubi. «Medas era impegnato nella pulizia dei filtri - aveva spiegato in aula l'ingegnere Paola Onnis, consulente del pm - ma non seguì la procedura corretta: infatti passò all'interno della passerella non aspettando che il mantello fosse del tutto aperto. Inoltre probabilmente azionò la valvola dell'acqua con un piede, non accorgendosi dell'arrivo del macchinario». Ma la colpa, a parere dell'accusa, non fu solo della sua imprudenza: «È certo - aggiunse l'esperta - che quell'area doveva essere interdetta, invece non c'erano cartelli che indicassero il pericolo e gli addetti non erano stati informati adeguatamente del rischio, tanto che molti erano convinti che quella seguita da Medas fosse la procedura corretta e normale». La sentenza è prevista nella prossima udienza fissata per il 14 di ottobre.