L'industria traballa, il Parco resta al palo

Pubblicato il da sandro cherenti

COMMENTO      

di Marco Noce

Il referto stilato dagli ispettori della Asl che hanno passato al setaccio la sala elettrolitica dove una settimana fa c'è stata una violenta esplosione non è una bella notizia per l'Alcoa. Si parla, in quel referto, di dispositivi fuori uso e di sostanze (niente di grave in sé, acqua di condensa) presenti dove non dovrebbero trovarsi. Con effetti potenzialmente disastrosi.

Il nodo sicurezza, con le tensioni che si porta dietro sul fronte sindacale, arriva al pettine proprio mentre sembra avvicinarsene un altro, di nodo, e bello grosso: quello dei 300 milioni di euro di agevolazioni tariffarie contestate dalla Corte di giustizia europea e dei 28 milioni che l'azienda, in base a una sentenza del Consiglio di Stato che un mese fa i vertici aziendali avevano definito «un'ulteriore minaccia alla continuità delle attività industriali in Italia», dovrà pagare all'Autorità per l'energia.

Mazzate su un sistema industriale traballante, con lo stabilimento dell'Eurallumina chiuso da tre anni e la Ila nel bel mezzo di una delicata transizione. Immaginare un futuro, qui, non è facile. Non lo è per i lavoratori (chiedere agli ex dipendenti della Rockwool, costretti a mesi di protesta prima su un ponte, poi su un autobus e infine in una galleria mineraria). E non lo è per il territorio.

La vocazione, qui, da secoli, è la monocoltura, prima mineraria poi industriale. Altre vocazioni vanno costruite. Ci vorrà tempo. Bene ha fatto il vescovo di Iglesias a sgombrare il campo dalle illusioni: nel 2012, ha pronosticato Giovanni Paolo Zedda, «non ci saranno grandi progressi e non sarà possibile dare risposte alle esigenze di tutti».

Le occupazioni operaie sono rientrate tutte prima di Natale. L'unico presidio attivo, da oltre 100 giorni, a Cagliari, è quello delle associazioni che chiedono alla Regione di far partire, una buona volta, il Parco geominerario. L'idea che anni fa era sembrata buona (andare oltre la monocoltura industriale facendo perno sui relitti di quella mineraria) è rimasta sulla carta. Altrove sono operativi da anni. Nella Ruhr, dove c'erano le industrie, oggi ci sono musei, gallerie d'arte, verde, turisti. Nonostante i gemellaggi, sono mondi lontanissimi. Partire tardi, comunque, sarebbe meglio che star fermi e perdere il bollino Unesco.

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