Ex Ila: vogliono soltanto le macchine

Pubblicato il da sandro cherenti

La richiesta degli imprenditori (italiani) interessati alla fabbrica

La proposta è stata respinta: lo stabilimento della Ila non si smantella. Regione e operai hanno detto no alla società che proponeva di acquistare solo i macchinari.

La richiesta degli imprenditori (italiani) interessati alla fabbrica

 La proposta è stata respinta: lo stabilimento della Ila non si smantella. Regione e operai hanno detto no alla società che proponeva di acquistare solo i macchinari.

    di Antonella Pani

  Vogliono solo i macchinari: gli imprenditori che lunedì hanno visitato lo stabilimento della Ila di Portovesme non sono interessati a far ripartire la fabbrica ma solo ad acquistare i macchinari per rimetterli in produzione molto lontano dal Sulcis. È stato questo l'esito del sopralluogo nella fabbrica di laminati. L'esito peggiore, quello più temuto dai lavoratori, perché gli impianti sono il cuore della fabbrica. Senza quelli la storia della Ila sarebbe finita e i lavoratori non avrebbero nessuna possibilità di evitare il licenziamento collettivo. 

IL SOPRALLUOGO

Le intenzioni dei rappresentanti della società italiana (non erano indiani come si era creduto in un primo tempo) sono emerse chiarissime lunedì mattina, durante la visita all'interno dello stabilimento, accompagnati dall'assessore all'industria Alessandra Zedda e dal curatore fallimentare. Nessun progetto di rilancio, nessun sogno imprenditoriale da trapiantare a Portovesme: molto più semplicemente un forte interesse per quelle macchine, quella tecnologia. I lavoratori, ormai allergici alle illusioni, hanno dovuto per l'ennesima volta fare i conti con un ulteriore nulla di fatto: neanche questo sopralluogo è stato quello risolutivo. 


LO SMANTELLAMENTO

 Tra l'altro, sarebbe un film già visto da queste parti, e neanche tanto tempo fa. Basta ricordare la recente chiusura della Rockwool di Iglesias: a certificare la fine di ogni speranza fu proprio lo smantellamento dei macchinari. Un'ipotesi, quella della vendita degli impianti che, ovviamente, non piace ai lavoratori, alle organizzazioni sindacali, alla Regione. Insomma, una strada che, almeno in questo momento, non sembra percorribile. L'obiettivo di tutti, Regione in testa, sembra essere quello di continuare la caccia ad eventuali imprenditori interessati a rimettere in marcia la Ila, sfruttando al massimo i due mesi scarsi che separano i 166 lavoratori dal licenziamento. 


INCUBO LICENZIAMENTO 

L'assessore Zedda, che ieri sera è andata a riferire ai lavoratori all'ottavo giorno di occupazione nella sala riunioni dell'assessorato, l'esito del sopralluogo di lunedì, ha garantito che si continuerà a cercare una soluzione che consenta di evitare i licenziamenti, precisando che la Regione è impegnata in un'intensa attività di scouting , alla ricerca di aziende e gruppi potenzialmente interessati al progetto Ila. Il tempo, però, è agli sgoccioli: ci sono meno di due mesi per cambiare il finale della storia, evitando i licenziamenti (già annunciati con una lettera ai 166 dipendenti, con decorrenza primo gennaio 2012) e riuscendo a strappare il rinnovo della cassa integrazione. Per fare questo serve un progetto di rilancio della fabbrica di laminati, serve un'azienda davvero interessata a lavorare l'alluminio a Portovesme.


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