Ex Ila, la rivolta dei lavoratori
I sindacati contro il congelamento della vendita deciso dai curatori
di Antonella Pani
Ritorna in ballo il caso-Ila e i sindacati non ci stanno. I rappresentanti dei lavoratori non hanno infatti gradito l'invito a presentare nuove offerte per la ex Ila, fatto pubblicare dai curatori fallimentari su un quotidiano nazionale dopo l'offerta di acquisto presentata quasi due mesi fa da un imprenditore di Iglesias. «Non comprendiano cosa si vuole dimostrare con un altro bando - attacca Fabio Enne, segretario della Cisl - le conseguenze sono tempi che si allungano a danno di chi crede nel riavvio produttivo. Sarebbe ora di pensare alla riapertura della fabbrica, troppe lungaggini producono effetti negativi per i quali ognuno deve assumersi le proprie responsabilità».
L'OFFERTA
Per l'acquisto della ex Ila l'imprenditore Ninetto Deriu aveva depositato, lo scorso 21 dicembre, un'offerta cauzionata da 3 milioni di euro. In base a quest'atto formale era stato possibile bloccare il licenziamento dei 166 dipendenti, rinnovando la cassa integrazione fino ad aprile. Tutto sembrava definito, ma si è scoperto che la vendita della fabbrica di laminati è stata rimessa in discussione. I curatori hanno invitato altri possibili imprenditori interessati a rilanciare su quell'offerta entro 17 febbraio. Insomma, la cessione (e il futuro della fabbrica e dei suoi dipendenti viene rimesso in discussione.
SMS
Ma il caso-Ila non è l'unico a rimanere in cerca di soluzione. Qualche giorno fa è andata deserta l'ennesima asta per la vendita della Sms, la ex Ali che produceva estrusi di alluminio nella zona industriale di Iglesias. Sembrava che ci fossero degli imprenditori interessati ad acquistarla ma evidentemente l'interesse non era così forte da formalizzare il tutto con un'offerta in Tribunale. Così anche quella della Sms si aggiunge alle tante emergenze industriali del Sulcis ancora da risolvere.