Eurallumina, per l'incidente chieste tre condanne
Per l'accusa non ci sono dubbi: l'infortunio sul lavoro che sette anni fa provocò lesioni gravissime all'operaio Gianfranco Mei, 49 anni di Carbonia, è avvenuto per colpa dell'azienda madre, l'Eurallumina, e di quella appaltatrice. Una convinzione che ha portato il pubblico ministero Claudia Mazza a chiedere la condanna a sei mesi di reclusione per tre persone accusate di lesioni colpose: Nicola Candeloro, direttore dello stabilimento Eurallumina, Giorgio e Marcello Pusceddu, amministratore e capo cantiere della ditta Anticorrosione Sardegna, di cui Mei era dipendente. Il procedimento, che si sta svolgendo a Iglesias davanti al giudice monocratico Paolo Pes, è arrivato ormai alle battute finali. Dopo la richiesta del pm, è stato rinviato a dicembre per eventuali repliche e la sentenza. Secondo l'accusa, i tre imputati, difesi dagli avvocati Luigi Concas (per Candeloro) e Rita Dedola (per Giorgio e Marcello Pusceddu) avrebbero responsabilità diverse relative alla sicurezza: Candeloro perché avrebbe omesso di provvedere a promuovere la cooperazione e il coordinamento tra le ditte d'appalto; i due Pusceddu perché non avrebbero messo a disposizione attrezzature tali da garantire la sicurezza dei lavoratori. L'incidente che è costato a Mei diverse fratture e una lesione midollare, risale al marzo del 2004: l'operaio aveva perso l'equilibrio, cadendo da un'altezza di circa 6 metri mentre lavorava in una caldaia dello stabilimento Eurallumina, per conto della ditta d'appalto Anticorrosione Sardegna. Secondo i difensori l'infortunio non è avvenuto per negligenze relative alla sicurezza, tanto più che Mei è scivolato nella parte interna della scala.