Eurallumina: la crisi infinita
c'è l'Eurallumina, ferma da quasi un anno e con un altro anno di ammortizzatori sociali in arrivo, i cui lavoratori hanno annunciato per la prossima settimana nuove iniziative di mobilitazione.
Ma c'è anche la ex Ila, 200 operai in cassa integrazione da un anno e mezzo, che aspettano con ansia il rilancio della fabbrica: la loro sorte è legata a doppio filo a quella dell'Alcoa, da cui la Ila ha sempre acquistato l'alluminio per produrre laminati.
INCUBO FINITO All'Alcoa di Portovesme, dopo aver incassato il rinvio di 6 mesi, è tempo di pensare alle condizioni degli impianti. «Chiederemo all'azienda interventi di manutenzione urgenti-dice Massimo Cara, delegato Cisl nella Rsu- non stiamo parlando di investimenti, ma di manutenzioni necessarie per garantire la regolarità della produzione. E poi vogliamo garanzie sull'arrivo delle materie prime, perché non possiamo vivere in emergenza per i prossimi sei mesi». Insomma in fabbrica il ritiro della cassa integrazione viene vissuto come la fine (almeno momentanea) di un incubo, ma nell'immediato si cercano garanzie per trascorrere in tranquillità i prossimi mesi. «Chiediamo solo che l'Alcoa concretizzi gli impegni presi con il Governo a Roma- dice Sergio Pisu, delegato della Cub - l'obiettivo raggiunto è merito soprattutto della grande mobilitazione dei lavoratori e non possiamo permetterci di stare fermi per i prossimi sei mesi. Vigileremo giorno per giorno».
Sono due i punti chiave su cui si concentreranno ora gli sforzi dei sindacati: garantire l'arrivo delle materie prime e far partire le manutenzioni urgenti degli impianti, con particolare riguardo alle celle della sala elettrolisi che sono a tutti gli effetti il cuore della produzione di alluminio. Sarebbe ad esempio un segnale molto gradito il riavvio di alcune tra le 76 celle ferme ormai da mesi. «Ci sono tanti interventi indispensabili che non possono più essere rimandati- dice Bruno Usai, delegato della Fiom Cgil nella Rsu- sarebbe auspicabile a breve un incontro al ministero dello Sviluppo economico per mettere nero su bianco gli impegni che Alcoa ha preso al tavolo con il Governo».
RUSSI E FANGHI ROSSI
Per una fabbrica che è scampata in extremis agli ammortizzatori sociali, ce n'è un'altra a poche centinaia di metri, che è chiusa da un anno, con 700 lavoratori in cassa integrazione.
È l'Eurallumina della Rusal, che ha all'orizzonte un altro anno di fermata in attesa di condizioni economiche che rendano conveniente riavviarla.
Gli operai si incontreranno martedì prossimo per organizzare la nuova mobilitazione: non hanno certezze sul riavvio dello stabilimento, nessuna data indicativa.
Sullo sfondo del caso- Eurallumina c'è la questione del bacino dei fanghi rossi: quello attuale è sotto sequestro per un'indagine della magistratura su un presunto disastro ambientale, e comunque potrebbe accogliere gli scarti di lavorazione della bauxite per non oltre 4 anni, quindi serve un nuovo sito.
Ma, a livello locale, non c'è ancora un accordo sull'area da destinare alla nuova discarica.
Il futuro dell'Eurallumia è nelle mani della Rusal ma se ci fosse già una soluzione al tormentone del bacino i russi avrebbero un alibi in meno per tenere chiusa la fabbrica.
ANTONELLA PANI