Eurallumina, l'Enel non ci sta e si chiama fuori
di Antonella Pani
Sul rilancio dell'Eurallumina, l'Enel si chiama fuori: disponibili a fornire il know-how sulla progettazione e la conduzione della caldaia, ma no ad un intervento diretto nella nuova centrale né al vapordotto.
LE IPOTESI
La società elettrica, che già un anno fa fu tirata in ballo per il caso-Eurallumina rispondendo picche all'ipotesi del vapordotto, ha riproposto la posizione iniziale. “L'azienda ribadisce quanto già detto in sede di Presidenza del Consiglio - si legge in una nota dell'Enel - riguardo alla non percorribilità delle proposte che non sembrano consentire la soluzione del problema di Eurallumina, in quanto richiederebbero tempi di realizzo non inferiori ai 2 anni e investimenti molto rilevanti. Il risultato - argomenta ancora l'Enel - sarebbe tale da non consentire il conseguimento del risparmio cercato da Eurallumina”. Quindi no da parte dell'Enel all'ipotesi del vapordotto, perché costerebbe troppo e servirebbe troppo tempo a costruirlo. Una soluzione che non andrebbe incontro alle aspettative dell'Eurallumina.
LA PARTECIPAZIONE
Ma l'Enel dice no anche ad un coinvolgimento diretto nella nuova centrale, la caldaia che dovrebbe produrre vapore per abbattere i costi di produzione legati all'energia. “Enel ribadisce quanto sostenuto nei precedenti incontri - scrive la società - circa la propria disponibilità a mettere a disposizione il proprio know how in termini di progettazione e conduzione di caldaie a vapore, così come previsto dall'accordo delle parti”. Insomma l'Enel metterà a disposizione le proprie conoscenze in materia di caldaie, ma è esclusa una partecipazione diretta. Resta sul tavolo, a questo punto, l'unica ipotesi della costituzione della NewCo con capitale a prevalenza privato (Rusal) ed in parte pubblico (Regione) per la caldaia alimentata a carbone, Commissione europpea permettendo.