Eurallumina, giovedì a Roma
Il futuro della fabbrica dipende dalle decisioni di Regione e Comuni
Dopo un anno di attesa, la vertenza Eurallumina sbarca a metà settimana a Roma.
Giovedì prossimo è stato infatti convocato un vertice al ministero dello sviluppo economico tra il governo, l’azienda, i sindacati e gli enti locali. In quella sede i sindacati chiederanno all’esecutivoconto degli impegni assunti e non mantenuti da governo, Regione ed enti locali.
Le differenze con il caso Alcoa sono evidenti soprattutto nelle responsabilità dei diversi protagonisti nazionali e regionali.
Se in quella vicenda le decisioni che hanno influenzato la trattativa si prendevano tra Brixelles e Pittsburgh (sede della Alcoa), qui invece il pallino, per assurdo, non sta a Mosca, alla Rusal (proprietaria di Eurallumina), ma a Cagliari e nel Sulcis.
I manager russi lo hanno detto e scritto a chiare lettere: la riapertura dello stabilimento è solo legata al futuro dell’attuale bacino dei fanghi rossi e soprattutto alle decisioni che i comuni e la Regione prenderanno sul futuro bacino.
«Noi rischiamo di pagare 50 milioni di euro di penali e multe - hanno scritto in un documento ufficiale a fine febbraio - e senza avere certezze sul nuovo bacino dei fanghi non sappiamo quale futuro avrà lo stabilimento».
Sulla collocazione del nuovo bacino, che dovrebbe garantire vita alla fabbrica per altri venti anni, non c’è unità di vedute tra i comuni del Sulcis.
E il sindacato teme che l’accenno di ripresa nel comparto veda Eurallumina ancora al palo.
Dopo un anno di attesa, la vertenza Eurallumina sbarca a metà settimana a Roma.

Giovedì prossimo è stato infatti convocato un vertice al ministero dello sviluppo economico tra il governo, l’azienda, i sindacati e gli enti locali. In quella sede i sindacati chiederanno all’esecutivoconto degli impegni assunti e non mantenuti da governo, Regione ed enti locali.
Le differenze con il caso Alcoa sono evidenti soprattutto nelle responsabilità dei diversi protagonisti nazionali e regionali.
Se in quella vicenda le decisioni che hanno influenzato la trattativa si prendevano tra Brixelles e Pittsburgh (sede della Alcoa), qui invece il pallino, per assurdo, non sta a Mosca, alla Rusal (proprietaria di Eurallumina), ma a Cagliari e nel Sulcis.
I manager russi lo hanno detto e scritto a chiare lettere: la riapertura dello stabilimento è solo legata al futuro dell’attuale bacino dei fanghi rossi e soprattutto alle decisioni che i comuni e la Regione prenderanno sul futuro bacino.
«Noi rischiamo di pagare 50 milioni di euro di penali e multe - hanno scritto in un documento ufficiale a fine febbraio - e senza avere certezze sul nuovo bacino dei fanghi non sappiamo quale futuro avrà lo stabilimento».
Sulla collocazione del nuovo bacino, che dovrebbe garantire vita alla fabbrica per altri venti anni, non c’è unità di vedute tra i comuni del Sulcis.
E il sindacato teme che l’accenno di ripresa nel comparto veda Eurallumina ancora al palo.
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