Eurallumina, da Roma piccoli spiragli positivi
Spiragli positivi dall'incontro tecnico di lunedì sera tra Eurallumina ed Eni al Ministero dello Sviluppo Economico: dal primo confronto diretto tra le due società sarebbe emerso un primo importantissimo punto, cioè il combustibile individuato da Eni tra i tanti prodotti delle sue raffinerie sarebbe compatibile con gli impianti dell'Eurallumina.
Dunque non ci sarebbero ostacoli tecnici all'utilizzo temporaneo del combustibile nelle caldaie dell'Eurallumina, in attesa che sia pronta la caldaia a vapore, da alimentare a carbone. Un dettaglio di non poco conto, che fa ben sperare per il proseguo delle trattative. Un ulteriore incontro tra le due società dovrebbe avvenire a fine mese e chissà che in quella sede (a meno di nuove improvvise sorprese) si possa trovare un accordo di massima sulla fornitura di combustibile, così importante per il rilancio della fabbrica, chiusa da marzo 2009. L'incontro di lunedì sera al Ministero non è stato l'unico sulla vertenza Eurallumina: già la scorsa settimana la società che fa capo alla Rusal aveva incontrato l'Enel per discutere del know-how per la costruzione della caldaia, che dovrà essere alimentata a carbone. Si potrebbe avere dunque una collaborazione concreta dei tecnici Enel per la realizzazione dell'impianto. Ovviamente tutto è da discutere, valutare, approfondire, ma già il fatto che gli incontri si stiano svolgendo dà qualche certezza in più ai lavoratori. A Portovesme le proteste immediate sono state congelate ma i sindacati non abbassano la guardia. «Non ci pensiamo nemmeno - dice Roberto Puddu, segretario della Cgil - anzi dobbiamo mantenere alta l'attenzione e continuare a fare pressioni perché il 31 dicembre scade la cassa integrazione in deroga e noi vogliamo parlare di rilancio della produzione, avere qualcosa di concreto in mano». Secondo il piano presentato ad agosto dal Ministero dello Sviluppo Economico, l'abbattimento dei costi passa dalla costruzione di una caldaia a vapore alimentata a carbone, per cui saranno necessari circa 3 anni di lavoro. Nel frattempo potrebbero essere utilizzate le caldaie già esistenti, alimentate con un combustibile dalle caratteristiche simili all'olio Atz utilizzato in passato, ma dal prezzo inferiore. Su questo passaggio si gioca il futuro della fabbrica e di circa 500 lavoratori.
ANTONELLA PANI