Eurallumina: altra doccia fredda

Pubblicato il da sandro

Lo stop doveva durare un anno, invece si profila un rinnovo
della cassa integrazione
L'11 marzo 2009 lo stop dello stabilimento dell'Eurallumina a Portovesme. «Si riapre fra un anno», si disse. Ma ancora oggi non si hanno certezze sul riavvio. E si parla di rinnovo della cassa integrazione
Oggi sono due anni esatti che l'Eurallumina di Portovesme si è fermata: una ricorrenza triste per i 700 operai , resa ancora più angosciante dal fatto che nessuno, né la Rusal, né le istituziOoni, né i sindacati, è in grado di prevedere la data del riavvio.
LA CHIUSURA
  L'11 marzo del 2009, quando i dipendenti con la morte nel cuore e le lacrime agli occhi bloccarono il flusso per ordine della direzione dando il via alla fermata, si diceva che lo stop sarebbe durato un anno. Invece lo scorso marzo, quando è risultato chiaro che le previsioni non sarebbero state rispettate, si è dovuto procedere al rinnovo per un altro anno della cassa integrazione, passando poi dall'inizio del 2011 alla cassa in deroga, quella meno vantaggiosa per i lavoratori perché dal secondo rinnovo l'assegno Inps si assottiglia progressivamente. E adesso che si avvicina il 31 marzo, data di scadenza della cassa integrazione, ci sarebbe all'orizzonte un altro rinnovo di ammortizzatori sociali che l'azienda dovrebbe comunicare ai sindacati la prossima settimana. Insomma l'anno di fermata tecnica è raddoppiato e, pur senza avere la sfera di cristallo, è destinato a lievitare ancora.

LA RUSA
Eppure nel frattempo il mercato dei metalli (alluminio in primis ) ha ripreso a correre, le scorte di allumina che giacevano invendute durante la crisi sono state smaltite e, particolare non secondario, la Rusal ha riavviato le altre raffinerie in giro per il mondo. «Le previsioni purtroppo non sono state rispettate, è un dato di fatto - dice Fabio Enne, segretario della Cisl - innanzitutto serve che l'azienda mostri una forte volontà industriale, dando un segnale di buona volontà, ad esempio rinnovando la cassa integrazione come straordinaria. E poi è innegabile che ci siano state anche troppe lentezze istituzionali. Altro dato di fatto è che la Rusal, che pure ha più volte ribadito che questa fabbrica è strategica per la sua posizione geografica, ha riavviato gli altri stabilimenti ma non questo».
IL FUTURO 
Per Portovesme il futuro è ancora da decidere e passa in gran parte da 270 mila tonnellate di olio combustibile che servirebbero per alimentare temporaneamente la caldaia già esistente, in attesa che si costruisca la caldaia a carbone. Questa ipotesi, presentata ad agosto 2010 dal ministero dello Sviluppo Economico durante un incontro con azienda, Regione e sindacati, permetterebbe il riavvio degli impianti in tempi più ragionevoli. Ma manca circa un terzo dell'olio necessario all'Eurallumina.
L'ATTESA 
«Purtroppo la situazione non è rosea - dice Mario Crò, segretario della Uil - ed esaminandola in modo razionale ci si rende conto che c'è una forte discrepanza tra ciò che si doveva fare e ciò che è stato fatto. Il Governo, che ha proposto il protocollo, finora non lo ha concretizzato, e la Regione avrebbe dovuto fare di più». Nei giorni scorsi a Roma sono continuati gli incontri tecnici su Eurallumina, per il reperimento dell'olio combustibile mancante, e si attende a breve la convocazione del vertice al ministero dello Sviluppo Economico. «Stiamo aspettando una data- dice Francesco Carta, segretario della Filctem Cgil - ma è chiaro che tutti questi ritardi non sono più tollerabili, la Regione dovrebbe esercitare maggiori pressioni sul Governo perché questa vertenza è fondamentale».
ANTONELLA PANI
Pubblicità

Con tag articolo stampa

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post