Eurallumina : allarme degli operai bauxite in fuga dal Sulcis verso l'Ucraina

Pubblicato il da sandro

Trentamila tonnellate per rifornire una fabbrica ucraina. La versione della Rusal, la società russa che gestisce lo stabilimento di Portovesme: "Rimpiazzano un carico rimasto fermo in Guinea". Lavoratori preoccupati

 

 Un bel carico di bauxite per rifornire una fabbrica in Ucraina. È la richiesta arrivata all'Eurallumina nei giorni scorsi da parte della Rusal, la società russa che gestisce lo stabilimento di Portovesme. Una richiesta che ha provocato dubbi e interrogativi tra le organizzazioni sindacali provinciali e nelle rappresentanze di fabbrica.

«Trentamila tonnellate, non è poco», è il commento generale. E la notizia non fa che accrescere le preoccupazioni già manifestate clamorosamente dai lavoratori la settimana scorsa davanti al palazzo della Regione. La proposta è stata motivata dalla necessità di rifornire gli impianti della multinazionale russa che operano appunto in Ucraina. Lo stabilimento dell'Est Europa potrebbe essere fermato per mancanza di bauxite a causa del mancato arrivo del minerale proveniente dalla Guinea, uno dei paesi produttori. Secondo Rusal il regolare approvvigionamento di materia prima alla fabbrica ucraina sarebbe stato causato dal deragliamento di un convoglio ferroviario nel paese africano: il mancato ripristino della rete ferroviaria avrebbe messo la fabbrica della multinazionale russa, a migliaia di chilometri di distanza, a rischio di chiusura.


Il responsabile dell'ufficio legale dell'Eurallumina ha convocato, a tavoli separati, i segretari territoriali di Cgil, Cisl e Uil, ma tutti si sono riservati di esprimere un parere in attesa di opportune verifiche. Questa mattina si riunirà anche la Rsu di fabbrica per valutare se la proposta dell'azienda è praticabile. Trentamila tonnellate di bauxite sul mercato internazionale costano un milione di euro ed è una cifra ritenuta abbastanza considerevole per le casse della multinazionale. Tutte le verifiche fatte dai rappresentanti sindacali per accertare l'attendibilità delle dichiarazioni di Eurallumina, fino a questo momento, non hanno consentito di verificare se nella Guinea Bissau o nello stato che ha come capitale Conakry sia avvenuto un disastro ferroviario. Per Cgil, Cisl e Uil quel materiale rappresenta una piccola fidejussione a garanzia della ripresa produttiva di ossido di alluminio a Portovesme.



«Questa richiesta - ha detto Mario Crò, segretario generale della Uil - non ci convince molto. Le decisioni in tal senso spettano a tutto il sindacato, ma è chiaro che non può bastare come garanzia per il prelievo di 30mila tonnellate un fax spedito da Rusal ad Eurallumina. Per aprire le porte dello stabilimento e lasciare uscire tutta quella bauxite occorrono informazioni certe». Il sindacato è fortemente preoccupato e ritiene che la rimozione del minerale dalla fabbrica di Portovesme potrebbe essere accettabile solo dopo l'incontro del 21 settembre.

L'ultimo verbale d'incontro sottoscritto al ministero dello Sviluppo economico stabiliva che Eurallumina, Regione sarda e governo avrebbero investito 60 milioni di euro per la costruzione di una nuova caldaia per la produzione di vapore a bassa pressione a Portovesme. Un terzo della spesa complessiva dovrebbe essere sostenuta da Rusal.

In aggiunta a questo impegno, sempre dalle casse della multinazionale russa dovrebbero uscire altri 30 milioni di euro per il riavvio degli impianti. Tutto questo dovrebbe avvenire entro i prossimi diciotto mesi. A quel punto la bauxite dovrà essere per forza presente nei piazzali di Eurallumina.

 

Erminio Ariu

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